Evidentemente Chiello vive una grave sofferenza psicologica, almeno a giudicare da quanto raccontato da questo lugubre "Mela marcia". Il secondo album della carriera solista è affogato in un clima depressivo, spesso esplicitamente suicidiario, che allontana un po' le tentazioni verso un più vivace pop dolceamaro che pure affioravano nell'esordio "Oceano paradiso", puntando invece verso un cantautorato contemporaneo.
L'introduzione è praticamente un rantolo, ideale introduzione del tragico folk per fantasmi di "Sparire":
Un altro giorno regalato al vuoto
Sono io che mi guardo dalla testa ai piedi
Preferirei vedermi appeso dal collo
Il pop-punk di "Buonanotte" si veste da brano più sbarazzino, al limite dell'irritante nel suo filastroccheggiare, ma nel testo rimane concentrato sulla morte. Un risultato simile lo ottiene la veloce "La mattina dopo", cantata con l'entusiasmo di un disperato, con un testo tragicamente legato all'abuso di droghe.
Nella pianistica "Milano dannata" ci si abbandona alla tristezza, come un Tananai più lacrimevole, ma Chiello ha un approccio molto più aggressivo alla malinconia, come esplicitano "Benzo 1" e "Benzo 2", il suo modo di raccontare i problemi relazionali:
Non vedrò un altro inverno
Il mio posto è l'inferno
La cantautorale "A pochi passi", che sembra fugacemente riferirsi al conflitto in Ucraina (“A pochi passi da qui/ C'è una guerra e la luna è più bella che mai”), purtroppo si limita a un testo di poche frasi, e il canto lamentoso di "Tutti i miei idoli sono morti", che dondolandosi nel dolore ripete ossessivamente concetti lugubri, pare avere un'urgenza espressiva che non trova uno sbocco convincente in termini artistici: Chiello è sprofondato in un pozzo di negatività ma i brani si trascinano reiterando poche idee, scarsamente originali, spazzolando stili senza un chiaro disegno che renda il tutto organico.
C'è comunque spazio per della speranza ("Posso fare di meglio"), una via d'uscita da questo dolore che appare, nella sua natura, tipicamente tardo-adolescenziale, come suggerisce la chiusura con la ghost track "Chilometri":
Io avevo scelto te senza sapere niente
Nel giorno e nella notte io vedevo solo noi
E adesso che mi resta? Un briciolo di sale
Non voglio più saperne del resto dei miei giorni
Qualcuno arriverà, qualcuno che ti ami
Per quello che sei stata, per quello che sarai
Chiello sta soffrendo e questo merita il rispetto di tutti, ma ciò non basta a rendere "Mela marcia" un album riuscito. Le produzioni, affidate a molte firme diverse, non aiutano. Più che un testamento sul proprio malessere, è uno zibaldone di un cuore spezzato che racconta gravi problemi psicologici.