Cory Hanson sembra aver trovato una propria dimensione artistica che non necessità più di alcun riferimento alla precedente esperienza con la band americana dei Wand, anche se il terzo album solista è quello più attiguo alla passata esperienza con il gruppo psych-rock.
Con “Western Cum” il musicista di Los Angeles continua a pescare suggestioni seventies: con un piglio decisamente più rock, insieme a un tipico quartetto formato da due chitarre, basso e batteria, sposta l’asse verso sonorità garage-rock, lasciando le influenze psichedeliche dietro le quinte, queste ultime pronte a venire in soccorso nelle fasi più riflessive.
Ancora una volta Hanson gioca con memorie e strumenti vintage per esplorare gioie e delizie della stagione d’oro della musica rock. Non a caso i quasi cinque minuti della prima traccia, “Wings”, concentrano riff e melodie che spaziano nell’immenso campionario rock, fino a sfumare in un delizioso tocco southern-rock. Protagonisti del suo terzo album solista sono soprattutto i riff chitarristici, crudi e spavaldi alla maniera di una moderna band indie-rock (“Horsebait Sabotage”), veloci e furiosi con insolite sfumature punk che alterano il terreno psych-rock con effetti avvincenti e originali (“Persuasion Architecture”).
Dinamico, vibrante, grintoso, “Western Cum” è un disco che riconcilia con il fragore del rock americano grazie a un limitatissimo spessore epico e a un’essenzialità che rimanda a Neil Young e ai suoi Crazy Horse. In questa ottica, il folk-rock psichedelico di “Ghost Ship” è pura estasi; allo stesso modo le riflessive e schiette sonorità country di “Twins” suggeriscono che si può essere retrò senza suonare artificiosi.
“Western Cum” è un album che sfida la potenziale routine della musica rock, anche quando la prevedibilità sembra prevalere (“Housefly”). E' accarezzato da un lieve respiro che tiene salda l’attenzione fino alla fine (“Motion Sickness”). Ma un album così fortemente radicato negli anni 70 ha comunque molti ostacoli da dover affrontare prima di passare il vaglio della storia.
Indiscutibilmente le escursioni più psichedeliche e lisergiche dei due precedenti dischi possedevano un fascino più intrigante, ciononostante la sferzata d’energia e l’incontrollabile verve rock di “Western Cum” risultano convincenti e i dieci minuti di escursioni chitarristiche di “Driving Through Heaven” possiedono quel briciolo di irrazionalità che ancora ci fa amare il sacro rock’n’roll.
03/07/2023