Ibisco - Languore

2023 (Virgin Music Italia)
elettro-pop, new wave, songwriter

E’ passato poco più di un anno dal pregevole “Nowhere Emilia”, l’album d’esordio con il quale Filippo Giglio aka Ibisco si era presentato ufficialmente al pubblico, in seguito alla distribuzione di una manciata di singoli che avevano destato un buon interesse per qualità e orientamento della proposta.
Con “Languore”, il giovane cantautore emiliano afferra il testimone lasciato dal precedente lavoro, costruendo un prodotto fondato su liriche riflessive, mai banali, seppur decisamente al passo con gli stilemi d’oggigiorno. Le sonorità veleggiano dal synth-pop, all’oscura new wave di chiaro stampo eighties, prevedendo aperture elettroniche dancefloor miste a tratteggi che spaziano dal folk al rock più chitarristico, non trascurando i modelli tipici del classico cantautorato.
Insomma, il menu preparato con cura da Ibisco (musica e testi) e prodotto da Marco Bertoni, sì, proprio il membro fondatore dei mitici Confusional Quartet, si mostra un prodotto credibile e piuttosto anomalo per quanto presentato attualmente dall’indie-pop nostrano.

In questo sophomore, l’autore mostra una maggiore attitudine a sganciarsi dai suoi canonici scenari tenebrosi, aggiungendo lazzi più disinvolti che favoriscono l’allentamento di una tensione sempre latente, riducendo il rischio di appesantire un’idea direzionata verso una platea più ampia del preventivato.
Filippo prova a sdoganare tutte queste spigolose sonorità e gli introversi concetti espressi, allestendo uno spettacolo che ha la capacità di toccare tasti alquanto eterogenei; un Lucio Dalla che si maschera da Joy Division, Cure e Depeche Mode, in grado di passare da complesse ballate (“Dentro, me”), che non avrebbero affatto sfigurato in kermesse festivaliere, a più frequenti afflati di pungente darkwave, talvolta in pure stile post-punk ferrettiano per l'eccellente “Seduci”, ovvero proiettate verso un dark-pop denso e drammatico (“Vera”).

Non mancano, come accennato, le aperture più ritmate: la pulsante “Alcolicixbenzina”, le graticole sintetiche di “K.O.E.”, le tetre misture folktroniche di “Albanera” - tra i passaggi più convincenti in scaletta – si aggiungono alle lunghe gittate tra drone e new wave della title track.
La summa del pensiero di Ibisco si ritrova condensata nei gustosi quattro minuti di “Dopah!”, dove tutte le fragranze sopraesposte s’incontrano in un unicum che si erge a titolo d’accesso per l’intero programma. La prestante e cupissima chiusura assegnata a “Jane finisce” termina il viaggio tra chitarre acustiche e sontuosi slarghi strumentali collocati tra coldwave e shoegaze, generi sempre poco assaporati tra i nostri patrii confini.

Ibisco si conferma un giovane alfiere di un verbo poco praticato in Italia.
Coraggioso, desolante, acuto; il “Languore” è insito nell’inconscio dell’artista e pare plasmato da quel senso di vuoto che aleggia sul presente con la sua sottile incompletezza.
L’album conferma le ottime indicazioni emerse già nel debutto dello scorso anno, palesando un manifesto processo di maturazione artistica aperto all’ingresso di ulteriori influenze. Filippo Giglio sembra riuscire a elaborarle in modo godibile, provando a fare pace con i demoni che governano il nostro tempo, ma senza smarrire quel fascino doloroso che in questi ambiti è sempre ben accetto.   

Tracklist

  1. 0
  2. Dentro, me
  3. Seduci
  4. Vera
  5. Albanera
  6. Languore
  7. Alcolicixbenzina
  8. K.O.E.
  9. Dopah!
  10. Jane finisce


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