Church - Eros Zeta And The Perfumed Guitars

2024 (Communicating Vessels)
psych-rock, neo-psichedelia

Venduto durante il tour americano del 2023 e reso finalmente disponibile da pochi giorni sul mercato internazionale, a fronte del programmato tour di Steven Kilbey che doveva toccare anche l'Italia e che il musicista australiano ha dovuto annullare per problemi di salute, "Eros Zeta And The Perfumed Guitars" non è un semplice compendio all'ottimo "The Hypnogogue", ma la consacrazione del nuovo assetto della band: Peter Koppes e Marty Wilson Piper sono entrambi fuori dai giochi.
Concettualmente "Eros Zeta And The Perfumed Guitars" ripropone la trama letteraria e musicale del disco precedente, un concept album che ancora indugia sulla fantasiosa storia di una macchina che trasforma i sogni in musica, concepito con quell'identico equilibrio tra sogno e realtà che ha riportato la band all'attenzione di pubblico e critica.
Accantonate alcune velleità più progressive rock e addomesticate le pulsioni sperimentali di "The Hypnogogue", le canzoni concentrano l'attenzione più sulla coesione strumentale e sull'affiatamento creativo della nuova formazione capitanata da Kilbey, con un brio più rock che regala qualche piacevole sorpresa.

L'uno-due esibito in apertura è decisamente convincente. La languida ballata pysch-rock "Realm Of Minor Angels" si sviluppa su canoni decisamente romantici e decadenti, ma il passo felpato della batteria, il suono del mandolino e il tocco leggermente ruvido della chitarra creano un pathos che rimanda agli esordi.
Spetta però a "Pleasure" il ruolo di brano da aggiungere al miglior canzoniere della band: le scintillanti note di chitarra e le ambientazioni decisamente psichedeliche creano un humus potente, che lo splendido riff di chitarra e la voce cupa di Kilbey trasformano in un piccolo gioiellino degno di album come "Remote Luxury".
Le tentazioni più pop della teatrale "Amanita" (echi di Roger Waters?), le nuance beat di "Korea" (il primo amore non si scorda mai: Beatles) e quelle ancor più leggiadre e quasi glam di "Song 18" (David Bowie dove sei?) rinnovano le fonti primarie della musica del gruppo australiano, ma niente paura: l'estro di Kilbey è ancora genuino e non privo di colpi da maestro. Brani come "Sleep For Miles" e "Manifesto" sono memorabili e stravaganti quanto basta.

C'è anche un lato oscuro, in "Eros Zeta And The Perfumed Guitars". Lo si percepisce nelle atmosfere più acide e post-punk di "The Immediate Future", nelle vibrazioni dream-pop di "2054" e nelle oniriche stratificazioni strumentali di "Sublimated In Song".
Osano e rilanciano, i Church, in questo album compendio: in "Song From The Machine Age" alterano groove rock con elettronica e fuzz guitar, per "The Weather" si cimentano con eccitanti risultati con il mai sperimentato canone blues, mentre i quasi dieci minuti di "A Strange Past" - una mini suite ornata di residui prog, decadentismo berlinese anni 80 e psichedelia da jam session - regalano all'ascoltatore una delle migliori pagine della loro produzione.

Cosa chiedere di più, allora, a "Eros Zeta And The Perfumed Guitars"? Nulla, in verità. La band australiana vive un momento di grazia che merita riguardo. Le tremanti note di organo e la voce spaesata di Kilbey in "Last Melody" raccontano tutto quello che c'è da sapere sul nuovo album dei Church, un gruppo alla costante ricerca della melodia perfetta, di quella canzone da consegnare al tempo per un nuovo culto pagano.

01/05/2024

Tracklist

  1. Realm Of Minor Angels
  2. Pleasure
  3. Amanita
  4. 2054
  5. Manifesto
  6. The Immediate Future
  7. Sublimated In Song
  8. Song 18
  9. The Weather
  10. Korea
  11. Song From The Machine Age
  12. Sleeping For Miles
  13. Last Melody
  14. A Strange Past
  15. Music From The Ghost Hotel




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