God Is An Astronaut - Embers

2024 (Napalm Records)
post-rock, quiet/loud
Approcciandosi a un nuovo album dei God Is An Astronaut, si sa cosa attendersi. Tessiture strumentali, riverberi e chitarre tintinnanti, qualche occasionale slancio metallico, vorticanti intrecci di distensione e grandeur. "Embers", undicesimo Lp della formazione quiet/loud irlandese, non fa eccezione e non delude (né stravolge) le aspettative.

Il carattere dinamico dei brani, variegati e cangianti al loro interno, non si traduce in un'analoga diversità della tracklist: fra intro atmosferiche, stratificazioni ombrose, passaggi muscolari e repentine aperture di luce, brani come "Odyssey", "Oscillation" e la title track sono sostanzialmente intercambiabili. Appaganti, riusciti, ma di fatto sovrapponibili nelle forme e sensazioni evocate.
Riescono a svettare un poco, paradossalmente, alcuni degli episodi meno caleidoscopici. Un esempio è "Heart Of Roots", che stratificando gradualmente a partire dalla suggestiva frase di basso iniziale, non giunge mai a una vera esplosione. Ma va a segno anche la calma meno ondivaga della conclusiva "Hourglass" o della precedente "Prism", uno dei due pezzi del disco accompagnati dalla violoncellista londinese Jo Quail (in passato già con Caspian, Mono, Laniakea).

In conclusione, "Embers" è un disco ben fatto, confortevole, che senz'altro troverà il consenso dei (non pochissimi) appassionati del sound crescendocore. Difficilmente, però, soddisferà chi in quell'ambito cerca inedite evoluzioni. Nice, for fans.

Tracklist

  1. Apparition
  2. Falling Leaves
  3. Odyssey
  4. Heart Of Roots
  5. Embers
  6. Realms
  7. Oscillation
  8. Prism
  9. Hourglass

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