Fra pochi giorni troverete il nome di
John Glacier fra i
credit del ritorno discografico di
Jamie XX: la sua voce nobiliterà, insieme a Kelsey Lu e
Panda Bear, "Dafodil", una delle tracce incluse dentro "In Waves", fra i lavori più attesi del 2024. Non è la prima collaborazione rilevante che riguarda la giovane artista di Hackney, ex-periferia, oggi uno dei quartieri più vibranti di East London: in curriculum spiccano incontri con Vegyn, uno dei
producer britannici più ricercati degli ultimi anni (
Frank Ocean,
Travis Scott,
JPEGMafia) e con
Eartheater, nel duetto "Money Shows", il pezzo migliore contenuto in "Like A Ribbon", l'Ep gemello (cinque tracce cadauno) di "Duppy Gun", diffuso lo scorso marzo. I due dischetti, fusi insieme, formano idealmente un mini-album di venticinque minuti di assoluto valore, dal suono
underground (per via dei
beat lo-fi) ma al contempo stiloso: non a caso la musica di Glacier è sempre più richiesta come sottofondo da utilizzare durante le sfilate di moda, anzi, lei stessa, insieme a
Skepta e
Shygirl è stata scelta da Burberry come testimonial per la campagna promozionale 2023.
Di origini giamaicane, John Glacier cresce ascoltando musica reggae accanto ai classici pop e
hip-hop, sviluppando una scrittura densa di contaminazioni. Le prime canzoni, ancora acerbe ma che da subito evidenziano un
flow disinvolto, iniziano a circolare su SoundCloud nel 2018, registrazioni casalinghe realizzate smanettando con Garage Band e Logic. "SHILOH: Lost For Words" nel 2021 e "JGSG" nell'estate del 2023 evidenziano un talento in fase di costante crescita, tanto da porla fra le potenziali "next big thing" della nuova scena hip-hop londinese. Poetessa, rapper, compositrice, da poco anche
video director, nei due progetti di quest'anno John fonde alla perfezione una forma di hip-hop rilassato, a tratti narcotizzato, con l'attitudine experimental nu-soul di
Little Simz e la poesia metropolitana declamata da
Kim Gordon: "Satellites", il brano che apre "Like A Ribbon" ne costituisce un ottimo esempio.
Quello di Glacier è un vero e proprio
stream of consciousness, piccoli racconti di ordinaria quotidianità
urban adagiati su
beat electro a ricamare basi trap/hip-hop. Il campionamento di una chitarra in
loop apre "Steady As I Am" e uno scenario notturno circonda immediatamente l'ascoltatore. In "Grands!" si respira la malinconia del ritorno verso casa dopo una serata trascorsa in un club, "Cows Come Home" ha un taglio più nervoso, grazie a una base che si ispira alle visioni luciferine di
Tricky, "Whole Or None" spezzetta il
groove, "Poster" accentua il livello di vulnerabilità, chiudendo la sequenza con un tocco di dolcezza.
I testi narrano di introspezione, di relazioni interpersonali, della complessità di vivere in una metropoli, temi compressi in canzoni ultra-brevi, che non oltrepassano mai la soglia dei tre minuti, scritte come forma di auto-terapia da un'artista che non cela qualche disagio fisico: affetta della sindrome di Ehlers-Danlos, Glacier non può restare a lungo in piedi sul palco. Ma la sua
performance lo scorso 31 luglio presso l’Institute Of Contemporary Arts di Londra è andata rapidamente
sold out: dai club più sotterranei ai grandi Festival europei sarà un attimo.