Dura poco più di mezz'ora l'album d'esordio dei Joy Again. Dodici tracce di indie-rock leggero tra power- e bedroom-pop che non hanno un momento debole e consolidano la fanbase della band di Philadelphia, giunta a oltre quattro milioni di ascoltatori mensili su Spotify.
Tribes, Pixies, Mansions e contemporanei come gli Yot Club possono essere riferimenti utili per inquadrare il taglio del disco: pochi accordi, suono ruvido il giusto ma brillante, piglio scanzonato un po' pop-punk, giusto un tocco di elettronica... E poi melodie, strofe, riff, ritornelli che vanno a segno, quando capita puranche bridge (ma senza esagerare, che poi le cose si complicano troppo).
Nostalgia e spontaneità adolescenziale sono le chiavi di volta emotive di un po' tutti i pezzi, vere o artefatte che siano. A fare da collante, l'onnipresente dolceamaro legato allo scorrere del tempo, spesso raccontato attraverso lo spegnersi di una relazione sentimentale. "I can't believe what you've done to me/ Since you fell out of love with who I've become", recita la title track, e il grosso dei testi del disco fa eco a questo stesso umore.
La cassetta degli attrezzi lirica sarà limitata, e deliberatamente lo è anche quella musicale, ma gli ingredienti sono disposti in modo variegato ed efficace, dando a ciascun pezzo una sua personalità. "Apples, Peaches" punta su suono sgranato e basso simil-funk, "Angel" accosta il synth-pop nella sua veste più spigliata, "Chew" va dritto sul pop-punk senza calcare la mano, "Carolina" chiude l'album con una vena delicata, sorprendendo tuttavia con incastri ritmici un po' fabloo.
Debitamente ruffiano e indubbiamente a fuoco, "Song And Dance" pare tuttavia essere anche l'epilogo della traiettoria dei Joy Again. A marzo, ancora prima dell'uscita del disco, la band ha infatti annunciato il suo scioglimento. Chi li scoprisse a giochi conclusi potrà comunque procedere a ritroso nella discografia del gruppo, che è raccolta in due Ep ("Piano", il più brillante e sgangherato, e "Joy Again") e una compilation ("Forever"). Oppure buttarsi sulla produzione solistica del leader Arthur Shea (in arte Arthur), comprendente già oggi tre album sbilenchi e parecchio Zolo, e realisticamente destinata ad arricchirsi in futuro - si vedrà se lungo la stessa linea obliqua o, in sintonia con lo spirito di "Song And Dance", lungo una direzione più ecumenicamente pop-rock.