Proveniente da un importante collettivo folk sperimentale londinese, Naima Boch è una cantautrice in prima linea nel non facile rinnovamento della canzone d’autore. Già bassista alla corte della prima formazione delle
Goat Girl (con un’unica traccia residua inclusa nell’esordio del gruppo), autrice di uno stimolante esordio realizzato con la collaborazione di Joel Burton (“Giant Palm”) e ora pronta ad affrontare nuove sfide con un disco avventuroso e articolato.
“Below A Massive Dark Land” prosegue il processo di snellimento sonoro che ha visto Naima Boch passare indenne dal post-punk delle Goat Girl al neo-folk astratto dell’esordio da solista, una scarnificazione che apre le porte al
minimalismo non solo come tecnica di composizione ma anche d’arrangiamento.
Composto tra le mura del vecchio capanno della nonna, con il solo ausilio di una chitarra e di un violino, quest’ultimo affidato alle sapiente mani del violinista e co-produttore Oliver Hamilton, il nuovo disco di Naima Boch mette in fila una serie di canzoni tanto austere e fragili quanto potenti e originali, dieci brani dall’ampio respiro armonico che non necessitano di trucchi o inutili abbellimenti.
“Below A Massive Dark Land” mette a punto un percorso di crescita personale dove l’apprendimento di nuovi strumenti e linguaggi musicali va di pari passo con una scarnificazione emotiva che offre ancor più spazio alle doti vocali di Naima Boch, sempre più affine a una novella Judy Collins.
E’ evidente già nella più densa e affabile
country-soul con tanto di fiati in stile Stax di “Kaley” la scelta dell’artista inglese di evitare la prevedibilità del tipico cantautorato al femminile, anche se è nella prima traccia “Gentle“ che Naima si cimenta con un più ambizioso corpo sonoro, con una variegata sezione fiati che insegue geometrie alla
Terry Riley.
Il resto dell’album viaggia su lande più delicatamente alt-folk, aspre e toccanti, le canzoni restano introspettive e poetiche (“Star”, “My Sweet Body”) anche quando scivolano con un elegante brio armonico (“Feed My Release”, “Age”), aprendo le porte a interessanti contaminazioni strumentali, come la tromba in “Moving” e il bouzouki in “Further Away”, brano quest’ultimo al quale diventa facile perdonare il richiamo a “Solitary Man” di Neil Diamond.
“Below A Massive Dark Land” consacra Naima Boch come una delle voci femminili più interessanti della scena britannica, un’autrice fuori dagli schemi che merita un ascolto anche da parte dei non cultori del genere.