Il tredicesimo album dei
Behemoth è un concentrato di blasfemia pura elevato all’ennesima potenza. Non che la band polacca di Nergal non abbia fatto di questi temi il suo cavallo di battaglia, ma “The Shit Ov God” (sin dal titolo) raggiunge nuovi vertici di provocazione e schiettezza, portando il livello di oltraggio alla religione forse ai massimi livelli possibili.
Il disco si caratterizza proprio per l’estremismo dei testi e per l’immediatezza dei suoni, sempre diretti come una fucilata al petto di chi ascolta. Questo da molti punti di vista è un vantaggio se consideriamo la durata di soli trentasette minuti, cosa che rende “The Shit Ov God" particolarmente godibile, senza mai cali di tensione nei suoi otto brani (tutti tra i tre e i cinque minuti).
Se consideriamo invece la ricerca di soluzioni innovative, il bicchiere non può che essere mezzo vuoto, in quanto il
sound non si allontana troppo da quanto i Behemoth hanno creato e consolidato nell’arco degli anni. In varie interviste Nergal ha infatti criticato le svolte troppo cerebrali delle nuove band
metal, riferendosi in particolare al
black metal delle ultime generazioni.
La
title track è abbastanza impressionante se consideriamo l’aspetto della violenza provocatoria (“Mangiate la mia carne, bevete il mio sangue, sono la m... di Dio”) che punta molto anche con un video molto ben curato. Ma se i testi sono un pugno nello stomaco la musica è comunque meno estrema rispetto ad altri lavori della band polacca con ritmi
death non troppo veloci, tematiche black e
riff sempre convincenti. L’idea dell’uomo come scarto della creazione ha un suo fascino e contribuisce in modo esplicito al chiarimento della filosofia di Nergal.
La brevità del disco e la scelta di evitare ogni preambolo per andare dritti al sodo, senza cercare sperimentazioni di alcun tipo, fa sì che il disco possa funzionare solo con la presenza di potenziali hit. E le hit non mancano, dalla
title track a “The Shadow Elite” a “Lvciferaeon”, tutti i brani esemplificano bene quello che oggi sono diventati i Behemoth. Certo, c’è tanto mestiere ma c’è anche ancora un’idea coerente di quello che dovrebbe essere il
metal secondo Nergal. Non è una cosa da poco, dopo trent'anni di carriera.