Big Thief - Double Infinity

2025 (4AD)
folk-rock, psych-rock

Difficile immaginare una band più coesa dei Big Thief, difficile pensare a un quartetto che più di altri abbia presentato una tenuta che pareva inscalfibile. Ma anche le più belle storie alla fine arrivano alla loro conclusione, e così nell’estate dello scorso anno è arrivata la notizia dell’abbandono del bassista Max Oleartchik, per motivi personali che non sono mai stati chiariti. Quello che insomma pareva un quadrato perfetto ha visto venir meno uno dei suoi lati, e così le sinergie che avevano tessuto alcuni dei capitoli più significativi del nuovo folk-rock americano. Poco male: durante il nevoso inverno newyorkese il terzetto ha chiamato a sé un collettivo di musicisti (tra i tanti Hannah Cohen, June McDoom ma soprattutto il leggendario Laraaji) e sulla base di canovacci già semi-sviluppati ha suonato nove ore al giorno per tre settimane, escogitando arrangiamenti e vesti sonore in un processo di continua trasformazione. “Double Infinity” registra tale sviluppo sacrificando senza grossi complimenti la forma canzone, imbastendo al contempo una jam-session dall’evidente afflato trascendente, dove i significati giocano con le parole, in quella sottile cresta che separa la letteralità dall’elusività. Perché vi sono diverse strade al rock’n’roll.

C’è tanto coraggio nel modo in cui Adrianne Lenker e soci hanno fatto piazza pulita di un approccio alla canzone così idiosincratico e pieno di colore per abbracciare un gioco di improvvisazioni e sperimentazioni che subisce innegabilmente i tanti influssi ricevuti dai musicisti chiamati in causa. Una perdita di controllo consapevole, con tutti i rischi che comporta: quando l’intesa si fa vincente, il collettivo si regala momenti di straordinaria partecipazione emotiva, che sia ricollegare riflessioni e memorie in piena libertà (le fughe oniriche di “Incomprehensible”, disegnate su una brillante apertura di synth) oppure rappresentare di fino le contraddizioni dell’attrazione (le sottili venature soulful di “All Day All Night”). Quando invece il gioco prende la strada di una maggiore (naturalmente voluta) ripetitività di fondo, non sempre l’assetto si rivela davvero centrato. Lo dimostra la sorprendente verbosità dei moduli della title track, priva del necessario respiro per elevare il suo potente messaggio di bellezza e amore. E anche la chiusura di “Grandmother”, sostanziale riflessione sulla provvisorietà delle cose, batte troppo sull’insistito “gonna turn into rock and roll” negli ultimi due minuti, banalizzando in parte il senso di mistero e bramosia.

Nella sorprendente costruzione dub di “No Fear” i Big Thief intercettano però la migliore versione di questo nuovo corso, ancora una volta incentrato su un testo scandito come un mantra, anticipato da una interminabile linea di basso che sembra non voler mai concedere spazio alla voce di Lenker. Quando finalmente entra, ripetendo ossessivamente il suo incantesimo, il canto si apre a una limpidezza inaspettata. La presenza affettuosa di Laraaji, che attraversa più momenti del disco con la sua inconfondibile aura spirituale, dona una circolarità inedita al suono della band, fatta di tintinnii, droni e aperture sintetiche che sembrano dilatare il tempo. Lo stesso schema, con un respiro ancora più essenziale, prende forma in “Happy With You”, dove l’andamento spensierato e il coro che si unisce a Lenker infondono una gioia luminosa, più immediata e contagiosa rispetto alla solennità del pezzo precedente.

Non mancano, tuttavia, momenti dove lo schema cambia radicalmente e il testo si sviluppa in forma più tradizionale. Un esempio è ironicamente proprio la traccia intitolata “No Words”, dove la band preferisce giocare con la densità degli strumenti, con un assolo di chitarra ruvido e tagliente che squarcia l’arrangiamento cesellato con cura. Si tratta probabilmente del pezzo più orecchiabile dell’album. La conclusiva “How Could I Have Known” riporta invece il gruppo a un territorio più familiare, intimo e raccolto, con sonorità che richiamano la loro ultima avventura discografica, perfette per essere condivise attorno a un fuoco che illumina i volti e rinsalda i legami.
Tra queste fiamme calde si percepiscono idee ancora in cerca di forma piena, intuizioni che attendono di accendersi del tutto. D’altronde, i Big Thief ci avevano abituati a un livello di ispirazione altissimo e, forse proprio per questo, alcune soluzioni in “Double Infinity” sembrano meno compiute, più vicine a un laboratorio aperto che a un’opera conclusa. Ciò che resta è quindi la sensazione di un’evoluzione in atto, di una band che non ha perso ispirazione e continua a cercare nuove forme per esprimerla, delineando lentamente i contorni di ciò che sta nascendo.

Tracklist

  1. Incomprehensible
  2. Words
  3. Los Angeles
  4. All Night All Day
  5. Double Infinity
  6. No Fear
  7. Grandmother (ft. Laraaji)
  8. Happy With You
  9. How Could I Have Known

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