Con “Ethereal Horizons”, il progetto francese raggiunge quota sedici album (il debut “Ultima Thulée” risale esattamente a trent’anni fa, quando della scuola black metal transalpina si vociferava soltanto nei più malsani ambienti underground). Da quel giorno, la creatura di Vindsval ha intrapreso un percorso molto intrigante nonché aperto a ogni tipo di contaminazione, tra album più sperimentali (“777 Cosmosophy”), virate industriali (“Deus Salutis Meæ”) e recenti affondi psichedelici (“Hallucinogen”).
Questo nuovo tassello segna l’ennesimo punto di rottura all’interno della carriera dei Blut Aus Nord, discostandosi prima di tutto dall’esperienza lovecraftiana del binomio metafisico costituito da “Disharmonium - Undreamable Abysses” (2022) e “Disharmonium - Nahab” (2023). “Ethereal Horizons” si muove infatti nei meandri di un black metal atmosferico non privo di aperture melodiche o addirittura progressive, senza comunque mai rinunciare a una forte densità drammatica.
“I’ve learned over the years that, when it comes to my own musical creativity, the truth of today is rarely the truth of tomorrow”. Queste parole del leader Vindsval descrivono alla perfezione le intenzioni dei Blut Aus Nord, un nome che nel corso di tre decenni raramente ha deluso le aspettative. Oggi, tra melodie accecanti (“What Burns Now Listens”) e sinistri bagliori provenienti dal cuore pulsante dell’universo (“The End Becomes Grace”), il viaggio prosegue con estrema disinvoltura verso qualcosa di meravigliosamente indefinito.
12/12/2025