Registrato il 2 agosto 2024 negli studi Tunefork di Beirut, durante l'attacco israeliano, “Crashing waves dance to the rhythm set by the broadcast journalist revealing the tragedies of the day” espone la sua anima politica a cominciare dal titolo chilometrico, e mira a richiedere estrema concentrazione, come auspicato pubblicamente dal trio composto da Charbel Haber, Nicolás Jaar e Sary Moussa.
Tre approcci differenti si uniscono in quattro partiture elettroacustiche pensate, quantomeno sulla carta, per silenziare i pensieri e condurli fuori dal caos mediatico di notizie usa e getta, purtroppo immensamente drammatiche, che giungono ormai ogni giorno e da secoli dal martoriatissimo Medio Oriente. Non è del resto un caso se i quattro momenti siano stati poi fusi su Bandcamp in un’unica traccia finale.
I tre musicisti, una volta riunitisi a Beirut, hanno dato vita a un minimalismo destrutturato in una chiave filosoficamente "danzante", tra pattern ambientali, clarinetti sospesi nell’ombra, chitarre che si allontanano verso un orizzonte nuovo, che peraltro è anche cifra dello scatto in copertina.
“Questa non è una riflessione composta, ma un documento sonoro partorito sotto pressione e che merita attenzione. Ogni artista, radicato in pratiche sperimentali di lunga data, che abbracciano Beirut, Santiago e oltre, porta con sé un vocabolario sonoro individuale, plasmato dalla memoria, dal movimento e dall'esperienza collettiva”, il biglietto da visita del trio.
E' in effetti un’unica suite, dislocata in quattro fermate, a fluire lemme, per un album caratterizzato anche da micro-squarci sonori, che non sono altro che i diversi stati d'animo dei tre musicisti, inorriditi dal terrore in atto a Beirut, eppure decisi e fermi a compiere la loro missione artistica.
A guidare il tridente è Charbel Haber, emerso dalla scena post-bellica della capitale libanese alla fine degli anni 90, tra installazioni elettroacustiche, teatro, cinema e danza. Haber in patria è anche noto per aver fondato band come Scrambled Eggs e The Bunny Tylers. La circolarità delle sue visioni incrocia bene l’anima, sempre più lontana dalle piste, di Nicolás Jaar e lo spirito sciamanico con cui Sary Moussa, anch'egli parte della scena musicale underground libanese, attua infine il montaggio in cabina di regia.
E’ una quiete frastagliata, quella che si staglia in un’opera che raggiunge il suo apice nei dieci minuti scarsi di “Part 4”, mediante accordi che vagano prima di librarsi in spazi arcaici di un Libano figurato, idealmente libero da tutto e tutti. Spesse volte, poi, sembra quasi di reincontrare Lichens, altre invece Lawrence English.
“Crashing waves dance to the rhythm set by the broadcast journalist revealing the tragedies of the day” è comunque sia un’immersione elettroacustica a suo modo rivelatoria di una speranza. Un’opera che potrebbe essere senza alcun dubbio anche la colonna sonora di una pellicola muta. Manca forse un certo impeto, quell’attimo di follia che rompe gli indugi e alimenta il battito. Ma è giusto che sia così.
Reality crashed yesterday
Satire became news
Fruits tasteless
A murder of crows hanging on wires
Facing a big white screen
Movie buffs
Fans of 80s snuff
Cheering for death by assassination
It felt like Beirut on a specific summer day
When fire rains and drifters play
I must have lied when I said it was my last breath
It must be August
The air is heavy
It’s loaded with lead and drama
Crashing waves dance to the rhythm set by the broadcast journalist revealing the tragedies of the day
It was another last war
A short episode of another last conflict
Before the sea decides to finally take over
The fleeing tourists and crows are gone now
Left behind are the seagulls
Confused but finally alone
Proud kings of the coastal dump
For a moment there Beirut felt like a William Turner painting
And the sea was getting away with it.
(Charbel Haber, maggio 2025)