Nicolas Jaar

Nicolas Jaar

La club music cerebrale

di Valerio D'Onofrio

Tra gli autori più promettenti e meno prevedibili della scena elettronica statunitense, Nicolas Jaar - tra Santiago e New York - ha creato un modo diverso di intendere la musica da club, coniugandola col free-jazz e con la musica d'avanguardia, creando un'originale dance politica più cerebrale che prettamente corporea

L'infanzia a Santiago e il trasferimento a New York

Nicolas Jaar è uno degli autori più promettenti e meno prevedibili della scena elettronica statunitense. Nasce a New York dall'artista cileno-palestinese Alfredo Jaar e dalla madre franco-cilena Evelyne Meynard, ma vive per tutta l’infazia a Santiago, la città degi orrori di Pinochet (eventi che segnano pesantemente la sua visione del mondo). Nicolas trasforma la multiculturalità di cui è imbevuta la sua famiglia in un elemento imprescindibile della sua musica, riuscendo a tessere negli anni una carriera in perenne evoluzione (seppur tra alti e bassi), con Lp sempre molto diversi tra loro, che proprio nei continui cambiamenti trova gran parte della sua forza e originalità.
Jaar contribuisce moltissimo al tentativo di creare musica dance per pensare o - ribaltando la prospettiva - musica colta da ascoltare in discoteca. Jaar vuole quindi parlare più alla mente che al corpo dell'ascoltatore. 

Affascinato dal jazz con sonorità afro, dal pianismo classico - in particolare Erik Satie - ma anche dalla dance music da club, decide di dedicarsi alla musica elettronica quando il padre gli regala un vinile di Ricardo Villalobos, disc jockey cileno costretto ad abbandonare il Cile con la famiglia proprio a causa del colpo di stato militare di Pinochet. Queste passioni giovanili confluiscono nelle più recenti scoperte nel mondo della musica house, minimal techno e microhouse. Jaar cerca quindi di rinnovare e guardare oltre, sfruttando appieno le influenze della cultura sudamericana e gli stimoli continui di una città eccentrica come New York.

I primi singoli ed Ep

La sua carriera inizia con alcuni singoli complessivamente promettenti, definibili come tentativi di trovare una propria identità. Tra questi fanno intravedere qualcosa del futuro prossimo Democracy Ep (2009, col musicista etiope Soul Keita), i singoli "The Student" (2008), "Russian Dolls" (2010), "A Time for Us/ Mi Mujer" (2010). Il brano “Mi Mujer”, pubblicato quasi per gioco, diventa il suo più ascoltato su Spotify.

La politica - cioè l’antitesi tra le due ideologie capitalismo/socialismo che negli anni tornerà a farsi sentire - è presente in Marks & Angles Ep (2010) che gioca ironicamente con Marx e Engels e la marca americana di borse Marks and Angels. Tre soli brani, in particolare “Materials” col suo pianismo jazzato, che possono considerarsi un preannuncio della sua prima opera davvero significativa.

Il primo Lp, la prima colonna sonora e il riconoscimento internazionale

nicolasjaar2_01L'album d'esordio è Space Is Only Noise (2011), un viaggio ipnotico al rallentatore tra minimal techno e micro-house, che sperimenta registrazioni ambientali, musica concreta e ritmi free-jazz. Jaar si pone quindi come capostipite di una nuova generazione di giovani producer che vanno decisamente oltre le consuete coordinate della musica elettronica comunemente intesa. Un brano come “Être”, in apertura e chiusura dell’opera, tra vocalizzi, voci di bambini e soprattutto un pianoforte jazz con ritmi lenti che accelerano all'improvviso, ci porta in luoghi alieni alla scena elettronica newyorkese.
Ma anche quando il sound si fa più vicino a un'altra giovane promessa (uno dei suoi probabili riferimenti), James Blake, in “Colomb”, Jaar lo fa in modo differente, lasciando meno coordinate di riferimento all'ascoltatore. Il downtempo noir di “Too Many Kids Finding Rain In The Sand” ha il fascino di un locale fumoso à-la "Twin Peaks", prima di sfociare nella cantilena sonnacchiosa di “Keep Me There”, ancora una commistione di elettronica, cenni jazz e voci registrate.
Un eclettismo dirompente permette a Jaar di spaziare dal cantautorato avveniristico di “Problems With The Sun”, al loop ipnotico dance di “Space Is Only Noise If You Can See”, ad anomali piani minimali (“Almost Fell”) e canti alieni (“Balance Her In Between Your Eyes”).

Questo grande calderone di nuove idee fa presagire un futuro più che roseo per il giovane Jaar. Pochi mesi dopo si riaffida al pubblico con Don't Break My Love Ep (2011), appena due brani, interessanti esperimenti di glitch minimale.

Il triennio successivo segna una pausa nella sua attività solista. Jarr forma un duo di musica da camera elettronica vagamente psichedelico con il polistrumentista Dave Harrington, esordendo nel 2013 a nome Darkside con Psychic. Se il legame con la psichedelia c’è, è di sicuro molto labile, e qualora proprio lo si volesse sentire potrebbe essere con gli ultimi Pink Floyd di David Gilmour, cioè i meno interessanti.
Per il resto si tratta di un album che coniuga con mestiere rilassanti atmosfere lounge e momenti di elettronica in stile Moroder. Emerge soprattutto “Golden Arrow”, una composizione di dieci minuti di pulsazioni elettroniche immerse in una nebbia fitta, inizialmente senza ritmo, per poi evolversi sino addirittura in un seconda parte persino ballabile. Sempre in questi anni Jarr continua a registrare musica dance, che sarà pubblicata solo nel 2018 a nome Against All Logic.

Il suo ritorno da solista avviene nel 2015 con una colonna sonora assolutamente inattesa, quella del film russo del 1968 di Sergej Parad×anov, “Sayat Nova”, “noto” in Italia col titolo “Il colore del melograno”. Pomegranates è un lavoro maturo e ambizioso, che pone ancora una volta Jaar in una dimensione distante anni luce da musicisti a lui affini.
Tra astratte sinfonie cosmiche (“Garden Of Eden”), balli orientali decostruiti (“The Fool And His Harem”), studi di glitch che si alternano a sospiri di piano che suonano come faustiane vestigia di morte (“Near Death”), ogni brano offre idee originali.
La seconda parte dà un ordine al caos passando dal pianismo romantico e depresso di “Divorce” e “Muse” al canto robotico ma angelico di “Three Windows”, sino addirittura agli afflati religiosi di brani come “Volver” e “Spirit”.

A brevissima distanza di tempo, Jaar pubblica la sua seconda colonna sonora, stavolta di un film inedito. Il suo lavoro in Dheepan (2015), film del regista Jacques Audiard, appare di gran lunga meno sorprendente.
Tra il 2015 e il 2016 raccoglie in tre album intitolati Nymphs (poi riuniti in un triplo cd nel 2016) vari singoli pubblicati negli anni precedenti, tra cui “Don't Break My Love”. Tra questi spiccano senz’altro l’elegante sonata di piano frastagliata da manipolazioni di “Mistress” e i tredici minuti di “Swim”, molto legati alla scena dance ma particolarmente elaborati e cerebrali.

Sirens, la dance politica

Abbiamo creato un mostro
(Dialogo su Pinochet tra il padre Alfredo Jaar e il figlio Nicolas)

nicolasjaar2011600x400Il suo Lp più politico e per certi versi più autentico e sincero (ma anche il più anomalo) è Sirens (2016). Nonostante il tentativi di Jaar di aprirsi completamente, parlare della propria infanzia e di creare una sorta di "dance politica", Sirens sembra destinato a rimanere un capitolo a sé stante nella sua discografia.
Jaar esplora in profondità il suo passato e quello della sua nazione, il Cile dal quale fuggì bambino insieme ai familiari a causa della sanguinosa dittatura di Pinochet. L'opera
 è un flusso continuo di idee, di ricordi autobiografici, di vicende personali e storia nazionale ("Ho trovato ossa rotte sui lati della strada"), di sentimenti e di paure (i ricordi dei bambini arrestati insieme ai genitori, divenuti poi tutti "desaparecidos"), di dialoghi tra padre e figlio ("Abbiamo creato un mostro"), di lotte di popoli represse nel sangue e di vittorie tradite.
La frase presente nella copertina ("Abbiamo già detto no ma il sì è ovunque") è emblematica. Riferita al plebiscito del 1988 con cui il popolo cileno disse no alla riconferma di Pinochet (storia narrata nel 2012 nel film “No - I giorni dell'arcobaleno” di Pablo Larraín), indica quanto possa essere fragile e temporanea la conquista della libertà, poiché i pericoli di un ritorno alla dittatura sono ovunque. 
Jaar conferma la sua importanza nella scena odierna grazie a due motivi. Da una parte riesce - partendo da esperienze personali pregresse - a essere attuale e lanciare un monito ai contemporanei (quello che è successo a lui si ripeterà); dall’altra registra un album molto diverso dai suoi predecessori, confermandosi dotato di una capacità di rinnovamento invidiabile.
Fin dall'iniziale "Killing Time" si intuisce quanto Jaar sia atipico rispetto alla sua generazione: strutture non convenzionali, rumori di sottofondo, rapidi flussi di note che si interrompono in scie elettroniche soppiantate da delicate note di piano. Infine, un canto malinconico e soffuso. "Killing Time" è un brano senza tempo, in quanto - pur descrivendo una visione personale del proprio passato vissuto in costante pericolo - racconta la condizione comune di milioni di uomini, di generazioni passate, presenti e future; quello che è successo alla famiglia di Jaar è già accaduto infinite volte, si ripete oggi tutti i giorni e si ripeterà in futuro. Il canto diventa sempre più etereo e sussurrato, quasi inconsistente e in contraddizione con la rabbia e la paura che avrebbero potuto produrre urla e violenza. La denuncia di Jaar non è rabbiosa, non è un inutile urlo nel deserto; è una riflessione sincera e matura sull'animo umano che supera i confini nazionali e personali.
"The Governor" ha un andamento tra new wave e dance con aspetti decisamente più europei che cileni o americani. Il sax sofferto finale riesce a essere allo stesso tempo bizzarro e straziante. "No" mostra gli aspetti più latini di Jaar e descrive i dialoghi tra lui bambino e il padre. I ritmi latini scompaiono del tutto in "Three Sides Of Nazareth", il brano più potente di "Sirens", ossessivo e martellante tanto da rasentare l'energia post-punk. 
Il finale "History Lesson" spiazza del tutto; c'è da chiedersi il perché della scelta di chiudere con un brano doo-wop con sottofondo elettronico. Ma i testi crudi e sintetici spiegano tutto. Jaar usa i ritmi di una musica leggera e spensierata per veicolare messaggi di cupa rassegnazione, in ricordo di chi non ce l'ha fatta, di chi non è sopravvissuto. Un certo Frank Zappa, circa mezzo secolo fa, aveva fatto cose molto simili in tempi e contesti assolutamente differenti.

Sirens riscuote numerosi apprezzamenti, ma Jaar scompare nuovamente per 4 anni, a parte le più convenzionali pubblicazioni dance a nome Against All Logic. Torna alle colonne sonore nel film drammatico Ema del regista cileno Pablo Larrain, soundtrack incentrata soprattutto sugli undici minuti di "Tema". Sono anni di riflessione e di ricerca meditativa che portano a una serie di collaborazioni (FKA Twigs, Lydia Ourahmane) e di installazioni, tra cui "Incomprehensible Sun" in una base militare olandese, "Retaining The Energy, But Losing The Image" con dieci riflettori parabolici rotanti, per finire negli Emirati Arabi con un’esibizione al centro archeologico Mleiha, a Sharjah.
Da questa scoperta spirituale nascono due album pubblicati a pochi mesi di distanza nel 2020, per certi punti di vista antitetici, per altri speculari.

La nuova fase introspettiva 

nicolasjaarA marzo è il turno di Cenizas, raccolta di brani sperimentali, quasi tutti intorno ai tre minuti, che rappresenta un lungo ascolto di musica minimale malinconica, con alcuni momenti interessanti che non diventano mai memorabili.
Le tracce migliori sono “Vanish”, con un anomalo canto languido che potrebbe ricordare Bon Iver, l'originalissima “Gocce”, compulsivo connubio di percussioni e dulcimer, e soprattutto i sette minuti di “Mud” dall’ipnoico andamento mediorientale, vagamente a metà strada tra il kraut-rock mistico e i primissimi Pink Floyd orfani di Barrett.

Telas viene pubblicato a luglio e si presenta con un formato completamente diverso, tanto compatto e coeso da potersi considerare come un'unica sinfonia elettronica. Dai tredici brani di Cenizas, si passa a quattro, tutti intorno ai quindici minuti.
Lavoro decisamente più ambizioso del precedente, Telas può sintetizzarsi come un grande compendio di musica visionaria, totalmente astratta che ha ormai abbandonato tutti quei legami terreni che in album come Sirens erano ancora fortissimi. Sperimentazione pura, jazz d'avanguardia, anche elettronica vecchio stile che strizza l’occhio al glitch di Fennesz: tutto convive in un disco compatto che - se ascoltato con attenzione - mostra punti di contatto con Cenizas. Il tentativo di creare una nuova world music aggiornata all'epoca di Internet è indubbiamente intrigante e trova interessanti spunti in ogni brano (in particolare, nei fiati di “Telahora” e nei glitch giocosi di “Telencima”), ma sembra essere ancora un momento di transizione verso altri lavori più compiuti.

Nel 2021 viene rispolverato il progetto Darkside con Dave Harrington, ripescando alcuni brani registrati nel 2018 e altri più recenti. Spiral appare come un lavoro più elaborato di Psychic, in un downtempo anomalo dove influenze wave e persino kraut sono evidenti. Queste ultime si manifestano chiaramente in "Lawmaker" con un groove quasi Can. Se Psychic rievoca i Pink Floyd di Gilmour, qui invece sembra di essere più vicini alle formule psych-folk sgangherate di Barrett o alle sonnolente nenie folk di “More”, con risultati quindi complessivamente più interessanti ("The Question Is To See It All", “Spiral”).

Nicolas Jaar

La club music cerebrale

di Valerio D'Onofrio

Tra gli autori più promettenti e meno prevedibili della scena elettronica statunitense, Nicolas Jaar - tra Santiago e New York - ha creato un modo diverso di intendere la musica da club, coniugandola col free-jazz e con la musica d'avanguardia, creando un'originale dance politica più cerebrale che prettamente corporea
Nicolas Jaar
Discografia
 NICOLAS JAAR
  
Space Is Only Noise (Circus Company, 2011)
Pomegranates (Other People, 2015)
Sirens (Other People, 2016)
 Cenizas (Other People, 2020)
 Telas (Other People, 2020)
  
 EP, SINGOLI, RACCOLTE, SOUNDTRACK
  
 The Student ‎(Wolf + Lamb Music, 2008)
 Democracy EP: New Friends Vol. 2 feat Soul Keita (Greta Cottage Workshop, 2009)
 Sunset Of A Clown Vol. 1 feat Soul Keita (Clown And Sunset, 2009)
 Sunset Of A Clown Vol. 2 feat Soul Keita (Clown And Sunset, 2009)
 Marks & Angles (Circus Company, 2010)
 A Time for Us / Mi Mujer (Wolf + Lamb Music, 2010)
 
Russian Dolls (Clown and Sunset, 2010)
 
Dheepan OST (Other People, 2015)
 Nymphs (Other People, 2016)
 
Ema OST (Other People, 2019)
  
 DARKSIDE
  
 

Psychic (Matador, 2013)

 Spiral (Matador, 2021)
  
 A.A.L (AGAINST ALL LOGIC)
  
 2012-2017 (Other People, 2018)
 2017–2019 (Other People, 2020)
pietra miliare di OndaRock
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