Nicolas Jaar

Cenizas

2020 (Other People) | elettronica, ambient

Dopo un esilio purificativo dal mondo durato una ventina di mesi tra il 2017 e il 2019, Nicolas Jaar è tornato "apparentemente" cambiato. L'isolamento dalle "noie" dell'Occidente ha perfezionato quella sua necessità di introdurre nella propria musica uno spiritualismo nuovo, ben più profondo dei rilassamenti pseudo-ambient sparsi in principio, così come delle metamorfosi wave di quella strana cosa chiamata "Sirens".
Il musicista di origini cilene si è messo in cammino, in particolar modo a seguito di questa sua lunga esperienza meditativa. Nell'autunno del 2019, ad esempio, ha messo in piedi "Incomprehensible Sun", un'installazione allestita in un poligono di tiro militare olandese, la suggestiva opera dal vivo in compagnia del visionario Vincent De Belleval chiamata "Retaining The Energy, But Losing The Image", con dieci riflettori parabolici rotanti a catturare e diffondere un sound focoso, passando poi all'esibizione al centro archeologico Mleiha, a Sharjah, negli Emirati Arabi, fino alle collaborazioni con Lydia Ourahmane a Stromboli, FKA Twigs in "MAGDALENE" e Patrick Higgins nel progetto AEAEA, duo creato appositamente per riconvertire a vicenda le proprie partiture.

Jaar ha quindi trascorso gli ultimi mesi tra l'ascetismo di convenienza e la sperimentazione accademica. Un susseguirsi di eventi che ha ricalibrato la propria verve alle macchine, spingendolo a pie' pari verso un'elettronica progressiva di natura quartomondista, con cui mettere in bella mostra variazioni minimali inedite solo a primo acchito, a dirla tutta tanto vicine a Jon Hassell quanto a Jurgen Plutae e al tardo Florian Fricke ("Gocce").
"Cenizas" è un album sfacciatamente nichilista. Troviamo oscuri rituali da sciamano convinto e pizzicate celesti da controparte al battito ("Mud"), pulsazioni glitch miste a fiati tibetani ("Menysid") e sospensioni eteree con la voce sussurrante dal fondo del burrone ("Cenizas"). Insomma, è uno Jaar turbato, intimamente meditabondo, a più riprese austero ("Hello, Chain"), (dis)perso tra squarci e lamenti vari ("Rubble"). Nei capitoli più intensi, si susseguono ondate ambient e piani soporiferi ("Garden"), cambi di rotta improvvisati tra un'evocazione corale e un vaneggiamento noise ("Xerox").

Ebbene, alla luce della sopracitata "quiete disturbata", "Cenizas" incarna una nuova conversione del producer statunitense. Un disco che genera lampi di luce tra il sacro e il profano, l'ipnosi e la catarsi: scopi distanti dai giochetti elettronici a nome A.A.L. che espongono una metamorfosi ascetica orientata verso il fondo, le ombre. Un mood certamente ben architettato sul piano produttivo, grazie anche all'aiuto del fidato Higgins. Ma nel complesso manca il fatidico quid che trascina anima e corpo altrove; per l'esattezza in quei luoghi "lontani" vissuti da Jaar in solitudine e che hanno posto le basi per la creazione dell'album.

(09/04/2020)

  • Tracklist
  1. Vanish
  2. Menysid
  3. Cenizas
  4. Agosto
  5. Gocce
  6. Mud
  7. Vacíar
  8. Sunder
  9. Hello, Chain
  10. Rubble
  11. Garden
  12. Xerox
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