Against All Logic

2017 - 2019

2020 (Other People) | electro, microhouse

Nicolas Jaar torna per la seconda volta al moniker Against All Logic, abbreviato A.A.L., a due anni di distanza dalla prima prova sotto tale veste. Un progetto nato per raccogliere inediti e vecchie incisioni dal 2016 al 2019. È un rientro a suo modo atteso, soprattutto dopo i cambi di direzione attuati nelle ultime prove a proprio nome, come l'imponente "Pomegranates", colonna sonora personale di "Sayat Nova", film del 1968 di Sergej Iosifovič Parad×anov, noto in Italia con il titolo "Il colore del melograno". Tuttavia, quello compiuto dal producer statunitense è nello specifico un dannato passo indietro, intuibile, tra l'altro, fin dai primi momenti. Un guazzabuglio electro in salsetta disco prodotto alla rinfusa e con una tracotanza concettuale insopportabile che rimane costantemente sullo sfondo, tra giochini al laptop, campionamenti pseudo-cool ("Baby Boy" di Beyoncé e Sean Paul nell'introduttiva "Fantasy") e rumorini da tappeto fin troppo stridenti.

Ma cosa gli è successo esattamente? Per comprenderlo bisogna tornare indietro nel tempo, all'esordio denso di miracolosa microhouse, capace di fornire al meglio un primo saggio del suo talento ai controlli (e alle macchine). Un manipolatore di ritmi e umori vari sbucato nel marasma generale dai circoli universitari della Grande Mela.
Di origine cilena e newyorkese d'adozione, Jaar si è poi diretto verso un'esplorazione inattesa, riuscendo a coniugare il proprio fiuto per sezioni ritmiche a metà tra la vecchia guardia house (Little Louie Vega e compagnia bella) e le nuove fascinazioni glitch sempre in voga al di là dell'Atlantico, sposando a sorpresa inaudite partiture post-punk, new wave e via discorrendo in "Sirens", nel segno di un'oscurità sfuggente elogiata (per lo scrivente, un po' eccessivamente) a destra e a manca. Frattaglie elettroniche, sconnessioni voltaiche, bizzarri stop&go e quant'altro al servizio di una ricetta fondamentalmente satura di ingredienti che però muta con un stile riconoscibile, dando così origine a una stravagante "alchimia".
È una tendenza, quest'ultima, che finisce per frantumarsi nei dj-set, fin troppo accartocciati e mai realmente trascinanti. Ebbene, la medesima necessità di sgretolare un po' tutto, senza seguire una precisa direzione, ricompare a ruota libera nei nove movimenti di "2017-2019", tra bassi spompati (ancora?) in appoggio al sample dell'indimenticabile "If Loving You Is Wrong" del sempre poco citato soulman americano Luther Ingram, i soliti bonghi da contraltare a suggestioni chill-out (basta!), pause atmosferiche e vaghe compressioni sonore ("With An Addict").

Al centro del piatto, l'intento rimane immutato, con ripetuti suoni filtrati da qualche videogame dimenticato da Dio e quel passo tenebroso che mai scuote le chiappe a cui si aggiunge una delirante Lydia Lunch (!) ("If You Can't Do It Good, Do It Hard"). Poi c'è "Alarm" che segnala "appunto" l'allarme in corso per la caduta di stile del Nostro: due minuti scarsi di electro-dance da neofiti della console e tanti saluti alla ciurma.
"Deeeeeeefers", dal canto suo, prova a ricollegarsi (male) all'irraggiungibile James Holden di "The Inheritors", risultando, però, agghiacciante con la sua sirena rotta che entra ed esce. Della serie si salvi chi può.
Nulla cambia nell'altra metà del piatto, addirittura c'è tempo anche per il gran (?) finale impegnato, in quattro minuti sospesi tra ambient e impercettibili vocine alla Burial (si fa per dire). Insomma, un mezzo disastro. Torna presto, Nicolas.

(03/03/2020)

  • Tracklist
  1. Fantasy
  2. If Loving You Is Wrong
  3. With an Addict
  4. If You Can't Do It Good, Do It Hard (feat. Lydia Lunch)
  5. Alarm
  6. Deeeeeeefers
  7. Faith
  8. Penny
  9. You (Forever)
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