Anticipato dal singolo “Running”, esce il primo album solista di Vidar Landa, chitarrista dei Kvelertak. Chi si aspetterebbe così un’ulteriore declinazione del black metal da stadio con altri mezzi rimarrà sorpreso: King Hüsky è un album indie-rock, con venature folk, velato di dolcezza, a volte malinconico, a volte arioso, sempre piuttosto ironico.
Già “Running” era molto diversa da quello che ci si poteva aspettare, con il suo power pop delicato, che ci portava dalle parti di Belle and Sebastian e Real Estate. E così “Heads Above Water”, buon brano d’apertura, con un basso continuo che riempie il suono e dà quella tensione in più a quella che altrimenti sarebbe stata una ballata classica. Si tratta comunque di un pezzo intimo, sussurrato e personale, che bene introduce all’atmosfera dell’album. Che però è capace di variazioni sul tema, come con la più scanzonata “Change Of Heart” o con l’indie-punk “Bürn In Hell“, sotto i due minuti e trascinante, o ancora con la conclusiva “Waiting For A Chance”, che porta dalle parti di Sufjan Stevens.
L’album è piuttosto sorprendente, considerato il background del musicista, coadiuvato qui nella produzione da Anne Lise Frøkedal (Harry’s Gy, I Was A King), anche alle chitarre, arrangiamenti e cori. Un disco intimo, sincero e gradevole, anche grazie a quella dose di autoironia che traspare dalla copertina, in cui, in un disegno infantile, viene parodiato l’immaginario del black metal norvegese.
09/09/2025