Scoprire musica da paesi lontanissimi dalla bolla della musica occidentale è un’impresa difficile ma ricca di soddisfazioni. Cercarla poi in Russia, altro mondo per eccellenza, è un’impresa ancora più complessa che però non impedisce di scoprire musicisti che meriterebbero una diffusione ben più ampia. È il caso di Max Ananyev, chitarrista di San Pietroburgo che con “Seasons”, album del 2025, costruisce attraverso la chitarra acustica un personale paesaggio ambient.
Max Ananyev è probabilmente una delle scoperte più interessanti che è possibile fare all’interno della musica russa contemporanea. La sua chitarra acustica minimale, la sua musica costruita su pochi elementi essenziali evocano paesaggi sonori intimi “adatti a menti capaci di sognare” (così dice lui in un’intervista). Come ha fatto John Fahey in un altro tempo e in altro mondo.
Ogni brano di “Seasons” rimanda ad ambienti naturali differenti divisi nelle quattro stagioni. Ananyev ha la capacità di creare mondi in cui tempo sembra fermarsi, come se ogni brano ci mettesse di fronte a un dipinto che coglie un attimo irripetibile ed eterno. Dall’inverno gelido di “White Frost” che fa emergere la bellezza di un paesaggio in una fase di stasi in attesa di esplodere di vita, alla rinascita di “The Water Awakening” sino alle delicatissime melodie di “Photosynthesis” e all’estate di “Golden Time”, ogni brano è un tassello che racconta, stagione dopo stagione, i cambiamenti che avvengono nelle foreste russe che hanno segnato l’intera carriera di Max Ananyev.
Chiude il cerchio “Snow Magic”, un nuovo inverno che riapre l’eterno ciclo dell’esistenza.
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12/01/2026