Camilo Joaquín Villarruel, in arte Milo J, ha firmato un contratto per la Dale Play nel 2022, all'età di 16 anni. Trattandosi di una delle case discografiche che dominano la scena argentina attuale, non ha faticato a imporsi da subito fra i nomi più popolari.
Debutta nel 2023 con gli Ep "511" e "En dormir sin Madrid", il secondo in collaborazione con il produttore superstar Bizarrap, all'insegna di una trap piuttosto stereotipata e di facile presa, seguiti nello stesso anno dall'album "111" (2023), che virava verso un pop folk contemporaneo, pur influenzato dalle tecniche produttive di trap e r&b: la svolta verso un suono più articolato è il risultato della collaborazione col produttore Evlay, già alla corte di
Wos, il miglior rapper argentino di questa generazione.
Se il successivo "166" (2024) sembrava fare marcia indietro verso una formula più simile a quella degli esordi, in questo nuovo "La vida era más corta" il giovane artista, nel frattempo approdato alla Sony, muta ancora. Alla produzione ci sono a questo giro Santiago Ruiz, in arte Tatool, eminenza grigia dietro a molti dei grandi nomi della scena urban argentina, e il polistrumentista Santi Alvarado (già dietro successi planetari come "Quevedo: Bzrp Music Sessions Vol. 52" e "
Shakira: Bzrp Music Sessions Vol. 53"), che ha suonato gran parte dell'album.
I nomi coinvolti sono insomma molto ben inseriti nel mainstream, e non sempre nelle sue accezioni più nobili, lascia pertanto interdetti il valore di manifesto della controcultura che la critica sta cercando di assegnare all'opera.
Ai testi si può concedere di evitare i tropi della trap, tuttavia non contengono alcun rilevante elemento sociopolitico, muovendosi fra la descrizione di relazioni sentimentali più o meno traballanti e le insicurezze dell'artista dovute alla propria giovane età.
Rimane il contenuto musicale, che attingendo a varie forme della tradizione latinoamericana, potrebbe venir letto come volontà di dare lustro alla propria cultura: il disco è costruito in modo che quasi ogni brano esplori un genere specifico di quell'universo (carnavalito, chacarera, huayno, milonga, murga, zamba), ma se l'artista avesse voluto rimarcare le proprie radici in questa maniera, sarebbe stato sufficiente costruire i brani seguendo gli arrangiamenti e le tecniche della musica in questione. Invece, per rendere il tutto spudoratamente manifesto, ha inserito interpolazioni e/o campionamenti di quasi altrettanti classici dell'area in questione, spesso sfruttandone il ritornello o la parte più orecchiabile.
Così, in "Ama de mi sol" compare "Giros" di
Fito Páez, in "Llora llora" "Qué pena siente el alma" di
Violeta Parra, in "Cuando el agua hirviendo" "Tres golpes" di Totó La Momposina, in "Niño" "Puente Pexoa" di Horacio Guarany, mentre nella
title track c'è "Brindis por Pierrot" di Jaime Roos, e via dicendo.
In alcuni casi si ricorre alla cover integrale, cambiando però inspiegabilmente i titoli: così, "Zamba para un bohemio guitarrero" di Carlos Carabajal diventa "Radamel" (dal nome del ragazzo che vi appare ospite alla voce e alla chitarra) e "Canción del jangadero" di Jaime Dávalos viene accorciata in "Jangadero".
Un altro problema è dato dallo stile di canto di Milo J, in cui si ravvisano ancora pesantemente echi della trap da cui proviene e che più di una volta ricorre all'autotune: vero che non è un utilizzo invasivo e si limita a limare le sbavature, ma è comunque ravvisabile e l'impressione è che serva a coprire i limiti dell'artista come interprete (la musica tradizionale è del resto complessa da cantare per chi non è parte della sua scena e non ha particolari doti tecniche). Va peraltro detto che l'autotune, e qui viene da chiedersi dove sarebbe il rispetto per la tradizione, viene applicato anche alla voce dell'incolpevole Mercedes Sosa, morta ormai sedici anni fa, che viene ripescata dagli archivi nella già citata "Jangadero".
Per tutte queste ragioni, il prodotto, pur non disprezzabile in assoluto, è stato decisamente sopravvalutato, come del resto accaduto di recente a "
Debí tirar más fotos" di
Bad Bunny, che ha compiuto un'operazione non così dissimile, benché più cinica. Dopodiché, nulla gli impedirà di ottenere un grande successo di pubblico.