E se la “Brat Summer” non fosse tramontata con il 2024 di Charli XCC? Sembra pensarla così la producer e dj Nina Wilson, australiana classe 1999, nome d’arte Ninajirachi. “I Love My Computer”, suo primo full length, ci offre dodici motivi per pensarla come lei. Dodici brani monelli nel suono, nel tema e nello svolgimento – per rimanere ancorati al gergo da school girl caro alla Wilson.
Batterie scariche che ci tradiscono sul più bello, sesso con il proprio laptop, tocchi sull’iPod, violazioni del firewall e chi più ne ha più ne metta sono gli spunti birbanti di un lavoro che mette al suo centro il fatto che ormai i nostri migliori amici, i nostri confidenti sono ormai da identificarsi nelle nostre estensioni digitali, piuttosto che qualcuno in carne e ossa. La natura di questa entità amica non pregiudica però la genuinità e la forza dei sentimenti di un nugolo di canzoni comunque sentite e (in alcuni punti) toccanti.
Il suono di tutto ciò per Ninajirachi prende il nome di girl Edm (che è anche il titolo di un suo vecchio brano), in onore della dance music con cui è cresciuta. Se infatti quelle di Ninajirachi sono e rimangono canzoni dal piglio radiofonico e il loro straordinario sound design è ancorato ai dettami hyperpop e Pc music di Charli e A.G. Cook (si pensi alla rotondissima “iPod Touch”), le svisate dance sono onnipresenti e marcate, sin dall’apertura decisamente pestona di “London Song”.
Il frullato Edm di “I Love My Computer” è corposo e imprevedibile e produce schizzi fulminanti di Sophie (invero un po’ ovunque), Amnesia Scanner (“CSIRAC”), Moderat (“Fuck My Computer”), Skrillex (“Battery Death”) e Justice (“It’s You”). C’è persino qualche eco italodisco nel pianoforte melanconico e nella maniera di declamare la strofa in “Infohazard”.
Il primo Lp di Ninajirachi è un’onda digitale travolgente. Non c’è che da starsene in allerta sul bagnasciuga, tuffarcisi dentro e lasciare che ci porti dove meglio crede. Perché non si sbaglia mai.