Ra di Spina - Vocazioni

2025 (Agualoca)
folk

La scena neo-folk napoletana è più viva che mai. E il Premio Tenco vinto da Carola Moccia per il miglior album in dialetto è solo l’ennesima certificazione di stima, da parte della critica più o meno organizzata, verso un microcosmo che dai Brigan al (qui presente) progetto Ra di Spina offre un ventaglio a dir poco ispirato di produzioni. Certo, se si pensa che è ancora prassi diffusa individuare e raccogliere altrove, perlopiù in Catalogna o in Sudamerica, i fiori selvatici da annusare ed "esibire" in patria, album come “Vocazioni” ed entità come appunto Ra di Spina offrono subito una buona scappatoia da una certa esterofilia. 

Le radici popolari del Sud Italia non possono che essere l'anima di un disco concepito a nacchere alte, ma al contempo non mancano sperimentazioni di vario tipo in un progetto guidato prevalentemente dalla cantante, performer e ricercatrice Laura Cuomo.
Tra polifonie vocali, synth volteggianti ed elettrificazioni sparse, “Vocazioni” esalta l’anima danzante di una nutrita cerchia di musicisti, chiamati a raccolta dalla Cuomo (voce, elettronica e ricerca). Si tratta di Alexsandra Ida Mauro (voce), Ernesto Nobili (chitarra e produzione) e Francesco Paolo Manna (percussioni): tutti insieme appassionatamente per inscenare folcloristicamente storie tristi e dimenticate di epoche altrettanto estinte.
“Voci che si rincorrono, ascoltate, immaginate, sognate. Voci che raccontano amori divini e terrestri, restituendo la potenza delle melodie arcaiche”, afferma il piccolo ensemble. Mentre Laura Cuomo precisa: “La voce è inoltre soglia e radice dell’identità. Attraverso di essa si manifesta l’essere, nel suo stare al mondo e nel suo divenire. E il canto d’insieme in Ra di Spina è la riscoperta di una dimensione perlopiù collettiva, condivisa”.

Presentato in anteprima a Barcellona (rieccoci), in compagnia di Maria Mazzotta e nell’ambito del festival Napoli World, e successivamente a Roma, Ra di Spina ha poi proseguito il proprio tour al Medimex di Taranto e a seguire a Bologna, Palermo, nelle Marche, in Basilicata e in Salento, portando in giro per l’Italia le undici canzoni di un disco che sa essere nenia d’altri tempi, invocazione, solfatara, insomma all’occorrenza aria e terra.
Ne sono prova diversi momenti, su tutti l’arabeggiante “Surfarara”, altra evocazione in coro di tempi perduti in cui la dolcezza materna si erge a linfa di tutto. E ancora “Canti dei salinai”, a riesumare una tradizione lontanissima con la formula del coro che asseconda un canto alla lavandaia, per intendersi sempre e con facilità, prima che il ritmo tribale entri in scena enfatizzandone la resa.
Quasi di tutt’altra pasta è invece “Sant’Anna”, cantata in italiano e puntualmente in coro. E’ una preghiera gitana che guarda musicalmente anche al Magreb, al netto del richiamo a Sant’Anna.

“Vocazioni” lega i dialetti del Mezzogiorno, tra villanelle, tarantelle e tarante, in un rituale ancestrale ben eseguito, senza tuttavia mai rinunciare a diavolerie postmoderne, calibrate tra una partitura e l’altra con opportuna sapienza. E’ l’ennesimo punto di forza di un album speciale e da ascoltare possibilmente all’aria aperta, come suggerisce implicitamente “Procidana”.

Tracklist

  1. Madonni quant'è jirti stu palazzo
  2. Sant'Anna
  3. Ciuriddi di lu chianu
  4. Matajola
  5. Procidana
  6. Ninna nanna di Carpino
  7. Tarantella di Montemarano
  8. Matarrese
  9. Surfarara
  10. Canti dei salinai
  11. Procidana live

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