Ancora una volta all’effetto nostalgia l’artista aggiunge una verve e una qualità della scrittura che allontanano la pura speculazione passatista, anche se il secondo album degli Sharp Pins è più vicino a certe incursioni pop-psych dei Guided By Voices e alla filosofia lo-fi che all’estetica beat.
Con un brano potente come “Popafangout” l’album promette faville, ben presto confermate dalle ariose trame alla McCartney di “(I Wanna) Be Your Girl” e dalla potenziale hit in perfetto stile anni 60 “I Don’t Have The Heart”. Cascate di accordi di Rickenbacker (“Queen Of Globes And Mirrors”) e cori in stile surf-beat (“Crown Of Thorns”) garantiscono alle ventuno tracce un’eterogeneità che a un primo, fugace ascolto è stemperata da una produzione forse un po’ nebulosa.
I tanti riferimenti musicali dell’album sono voluti e perfino esasperati e a volte i rimandi si fondono fino a confondere le acque con “I Could Find Out”. Kai Slater non lesina in quanto a riff e citazioni, spostando l’attenzione anche ad altre fenomenologie sixties come gli Who e la scena mod (“Takes So Long”), cedendo anche alla tentazione di citare anche la realtà post-Beatles (“Gonna Learn To Crawl”).
Riff micidiali (“Stop To Say Hello”), accenni power-pop (“Fall In Love Again”), melodie spezzacuore (“Talking In Your Sleep”) e piogge di fuzz guitar (“I Don’t Adore-Youo”) mettono in fila una delle operazioni nostalgia più riuscite, passando dagli Zombies ai Big Star e intercettando i Cleaner From Venus e gli Hollies. Inoltre, Kai Slater veste le canzoni con quel briciolo di ironia e distacco emotivo necessari per candidare “Ballon Ballon Ballon“ come un pregevole progetto di music for fun. Maneggiare con spensieratezza.
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06/01/2026