Dall'intimo della propria cameretta alle più grandi platee degli States, da un
sound costruito su misura per metrature ridotte alla
big music più prorompente, perfetta per rivestire spazi amplissimi. Nel giro di pochissimi anni, grazie a un passaparola impressionante (e ovviamente al supporto di casa Warner) il ragazzino che pareva avviato sulla strada di un folk-rock valido ma tutto sommato anonimo ha svoltato completamente pagina, rivelandosi uno dei fenomeni del 2025. Venti anni appena compiuti, una polivalenza strumentale che gli consente di poter suonare in autonomia l'intero organico di una band, Shane Boose, meglio noto con l'icastico sombr, irrompe nelle classifiche anglofone con un
savoir faire rock che pareva ormai scomparso del tutto, sostituito da generi e tendenze nettamente agli antipodi. Un po'
glam-
star anni 70, un po'
frontman bello e dannato da band
britpop, giunge al primo album sì con il cuore spezzato (ci torniamo dopo) ma soprattutto con un'alchimia sonora che viaggia liberamente tra i decenni, lasciando che le dita scorrano tra i vinili dei
Beach Boys, della
new wave newyorkese e del
funk di inizio
anni 80 senza battere ciglio. Le canzoni di "I Barely Know Her" sono tanto potenti quanto nei momenti migliori galvanizzanti.
D'altronde, il cambio di rotta era già evidente dai vari singoli distribuiti nel corso degli scorsi mesi, brani che hanno contribuito ad accrescere il chiacchiericcio attorno al ragazzo.
Effortlessly cool, direbbero gli inglesi per una "Back To Friends" che ha consentito a Boose di far mostra del suo vibrante talento melodico, adesso pronto a reggere la sfida di un
sound che riesca a sostenerlo. Forte del suo attacco di pianoforte, l'andamento della canzone estrae dal cilindro soluzioni di scrittura che pescano dagli archivi del tardo
britpop o di contesti ad esso afferenti (vi ricordate di Andreas Johnson?), lasciando che il senso di disappunto e sconforto si palesino con carica triplicata.
È un uomo preda delle passioni, quello immortalato da sombr nel disco, un uomo che fa i conti con la fine di una relazione e giustamente reagisce con un
break-up album, scandagliando tutti i perché e i
percome della rottura. Il tocco di
Brian Wilson si fa bello evidente in "Undressed", con i suoi barocchismi e coralità in soccorso a un nervoso
groove di basso, culla per una melodia che si rifiuta di vedere il futuro, persa com'è in un passato interrotto. Il gioco delle parti e delle finzioni va avanti col surf funkeggiante di "We Never Dated", rimane però un'illusione, la realtà delle emozioni è schiacciante, e non potrebbe esserci un traino migliore di "12 To 12", con il suo scintillante andamento
boogie, a spiattellare nero su bianco quanto la sola presenza di quella persona alteri tutto.
Oltre al quartetto di singoli, gli altri brani non stanno lì a guardare, mostrano anzi tutta la cura riposta in un progetto che non gioca con le regole degli algoritmi, preferendo la potente linearità della sua comunicazione. Anche grazie al contributo vocale, intenso quando serve, più ponderato nei momenti di maggiore distensione, sombr personalizza ulteriormente il disco cantando col cuore in mano, rifuggendo ogni forma di cinismo. Le emozioni vengono quindi sbandierate in tutta la loro forza, poco importa che distruggano o si rivelino edificanti: in quello che è un gioco di elaborazione e memorizzazione, conta il loro carattere, l'impatto che queste lasciano.
La coralità di "I Wish I Knew How To Quit You" impacchetta con tutta la
grandeur del caso una storia di ossessione e oppressione, spinta fino all'autosabotaggio (curioso che presenti uno dei
sing-along più trascinanti degli ultimi anni). E se "Canal Street" si crogiola nell'abbandono con la forza eterna di una
ballad ben congegnata, "Dime" amplifica la passione con uno stomper
boogie-rock tanto semplice quanto perfettamente inserito nel disegno enfatico del disco.
Poco importa che l'insieme narrativo di "I Barely Know Her" parli al passato remoto, che tutto viva nei ricordi: di fronte a una simile dimostrazione di consapevolezza ogni riferimento temporale perde di significato. Anche il pubblico anglofono pare averlo capito, a fronte di un successo trasversale in giro per le piattaforme: che l'America abbia trovato il suo nuovo vero
glam boy?