Sabrina Teitelbaum si è imposta in questi anni con due dischi pop rivestiti di chitarre elettriche, capaci di suonare per lunghi tratti come una versione edulcorata di certo nineties alternative-rock, con tanto di effetti grungiati e accordi in minore, tanto per sottolineare la malinconia di alcuni passaggi. Giunta alla soglia del trentesimo compleanno, traguardo considerato stimolante dalla stessa cantante, Blondshell approda al terzo album, quello spesso considerato decisivo, attraverso il quale consolida la propria rilevanza fra le giovani ragazze-con-chitarra più talentuose della sua generazione.
La struttura di gran parte delle canzoni è spesso prevedibile, e questa – va detto – è l’unica pecca riscontrabile nei lavori che ha realizzato finora: partono spesso lente, avvolgenti, per poi deflagrare sulla scia di crescendo impetuosi. Il caso scuola resta “Event Of A Fire”, contenuta nel precedente album “If You Asked For A Picture”, pubblicato appena un anno e mezzo fa, che ha schiuso alla cantautrice americana l’accesso ai palchi dei Festival che fanno tendenza, a partire dalla prestigiosa partecipazione al doppio weekend del Coachella 2026, lo scorso mese di aprile.
Il terzo album di Blondshell si apre e chiude con i tre momenti di maggior impatto, non a caso scelti come singoli anticipatori. Le chitarre sono molto presenti e la voce di Sabrina continua a farci tornare in mente la mai dimenticata Dolores O’Riordan. “Violins” e “Heart Has To Work So Hard” sono due ottimi modi per aprire un disco in maniera vibrante, con ritornelli carichi di elettricità, Così come la suggestiva, intensissima, melodrammatica “Fur Elisa” è il più emozionante degli epiloghi possibili.
Nel mezzo si alternano tracce più elettricamente trascinanti (“Lucky”, “Stone Fruit”, “Two Fried”) ad altre che si attestano su un delicato mood autunnale (“Sea Legs”, “New Shape”, “Knotted”), prossime allo stile di Phoebe Bridgers.
Nei suoi testi Blondshell rivolge invettive spesso taglienti nei confronti delle persone che l’hanno delusa, un amore, un amico, i coetanei, persino l’intero genere umano, oppure sé stessa, una rabbia a tratti levigata da introspettivi momenti di tregua. La sua appare una ricerca di legami autentici, che si dispiega fra chitarre ruvide e raffinati pianoforti. “New Age Trojan Horse” riserva uno dei migliori groove dell’album, “Reinstall” risulta invece il capitolo più drammatico: alti e bassi emozionali che rappresentano il risultato del percorso di evoluzione artistica firmato Blondshell, concentrata – oggi più che mai – sulla ricerca del reale significato della parola “felicità”.
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03/10/2026