Eccentrico, eccessivo, farsesco, ambizioso, l’ultimo film di Alejandro González Iñárritu, “Digger“, è una strana creatura; un passo nel vuoto per la Warner che, a causa del mancato riscontro nelle sale cinematografiche, rischia un collasso economico nonostante la presenza di un attore seducente come Tom Cruise.
Questa grottesca e irrealistica opera cinematografica è uno strano parto artistico anche dal punto di vista del commento sonoro, affidato a una vecchia conoscenza dei nostri lettori: Cosmo Sheldrake. Il talentuoso musicista inglese nasce in verità come autore di musiche per film e documentari a partire dal 2012; l’esordio discografico giunge dopo alcuni singoli e colonne sonore per Netflix.
Pubblicato nel 2018, “The Much Much How How And I” è un album strano, inconsueto, atipico, stravagante: parole spese all’epoca dal sottoscritto per descriverne la magnificenza, parole che per molti critici calzano a pennello anche per il film del regista messicano. Non sorprende dunque che per il commento sonoro di “Digger” la scelta sia caduta su Cosmo Sheldrake, già autore della colonna sonora per il film documentario “Galapagos”.
“Digger” è per il musicista l’occasione giusta per mettere a punto le coordinate di uno stile compositivo che affonda le mani sia nella musica concreta e nell’avanguardia, quanto nel pop più colto, anarchico e barocco. Coerente con la costante passione per il mondo animale e per quegli elementi naturali che hanno fatto la parte del leone nelle incursioni nell’ambient pop di album come il già citato “Galapagos” e i due successivi “Wild Wet World” e “Wake Up Calls”, il nuovo album di Cosmo Sheldrake è un intrigante ecosistema sonoro.
I ventiquattro segmenti dell’opera sono un intelligente e colto mix di improvvisazione apparente (la brevissima “Dr. Berg” e la funambolica “Oil Ring”), di melodie bizzarre ma incisive e a tratti memorabili (la barocca “Grandaddy Oil” e la stravagante “Solarium”), nonché di rumori e field recording dalla natura alternante, in perenne bilico tra caos e confusione (“Is That A Cow?” e “Blow It Up”).
In virtù di alcune assonanze sia cinematografiche che puramente musicali sono leciti i paragoni con le colonne sonore di Jerskin Fendrix (“Bugonia”, “Poor Things”), ma ai più attenti le articolate e raffinate geometrie di Sheldrake ricorderanno l’intrigante opera di Jon Brion per il film “Punch-Drunk Love”.
La destrutturazione degli strumenti, il sincronismo tra loop ritmici e immagini (“Ace In The Hole”) e l’eclettismo strumentale (“Fossil Fools”, “Did You Drink All That”) danno vita e forma a una colonna sonora che sta in piedi anche priva del supporto visivo. Forse “Digger” sarà ricordato come uno dei film più divisivi dei nostri tempi, ma la colonna sonora di Cosmo Sheldrake ha tutte le caratteristiche per diventare un potenziale album cult, svelando finalmente al pubblico generalista una delle menti più brillanti della scena inglese contemporanea.
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29/10/2026