Pur essendo esattamente gli stessi degli inizi, ossia lo storico, mitico trio Mascis-Barlow-Murph, i Dinosaur Jr. post-reunion (avvenuta nel 2007) non hanno mai suonato esattamente come nella fase 1985-1988 – quella che precede l’uscita di Lou dal gruppo e che ha prodotto il fulminante trittico “Dinosaur”/“You’re Living All Over Me”/“Bug”. I nuovi dinosauri, forse perché più maturi e ponderati, suonavano meno ruvidi che un tempo, più propensi a dilatazioni, atmosfere trasognate e avvezzi a qualche venatura psichedelica. Comunque capaci di dischi magici come “Farm” e, in misura minore, “I Bet On Sky”.
L’approccio cambia radicalmente con questo “There Near”, per la cui scrittura Mascis racconta di essersi dato il consiglio che Rick Rubin rivolge alle band che produce: sedetevi, riascoltate il vostro primo disco e ritornate a quel suono.
Non solo J ha riascoltato il primo disco, ma si è anche procurato un Mesa/Boogie Mark I (MK I) degli anni Settanta, il mitico amplificatore che conferì quel suono grezzo, aggressivo e scorticato a “Dinosaur” del 1985. Il risultato è, paradossalmente, una ventata di freschezza.
Laddove i pur validi “Give A Glimpse Of What Yer Not” e “Sweep It Into Space” sfioravano la maniera e mostravano i limiti della nuova formula, “There Near” trova la sua forza in un approccio nuovamente diretto e in una scrittura meno articolata.
Quanto promesso dall’ottimo singolo di traino “Several Got Away” viene mantenuto per tutta la scaletta, che imbocchi melodie malinconiche (“No Friends”, “Everything At Once”), si lasci andare a eccitanti momenti da guitar hero sbilenco (“Take Me With You”) o si concentri su strutture e dettagli (“Read The Room”), spazzola i capelli dell’ascoltatore per benino. E poi c’è “Put It Down”, dove la Fender di Mascis suona più vicina che mai a quella del suo idolo incontrastato Neil Young.
Se Mascis, con i suoi fiumi di parole su amicizia, escapismo e isolamento, mette cuore e poesia a “There Near”, la consueta quota Barlow si occupa di politica, con due brani dall’abrasiva impronta folk-rock (“Blowin’ Up” e, soprattutto, “No One’s Ready”) che affrontano l’inutilità delle guerre e la normalizzazione della violenza.
Insieme al vecchio amplificatore, i Dinosaur Jr. sembrano aver recuperato anche l’urgenza, in un disco numero tredici che magari non contiene brani che faranno storia come quelli degli anni Ottanta, ma che sorprende per grinta e immediatezza e che promette live assordanti.
29/08/2026