Sean Solomon - The World Is Not Good Enough

2026 (Anti)
folk-pop
Dopo due album promettenti, ma non del tutto a fuoco, la band post-punk dei Moaning ha aggiunto il proprio nome alla sempre più lunga lista di nomi sacrificati sull’altare della next big thing della musica rock contemporanea. Chiusa l’avventura con la Sub Pop, i tre musicisti hanno cercato nuove strade e mentre il bassista Pascal Stevenson si è riproposto sotto il marchio Fashion Club con una versione più dark dei Moaning, per il chitarrista e cantante Sean Solomon è stato più complesso e lungo il processo di reinserimento nella scena rock attuale. Sean ha rispolverato gli studi al centro sperimentale d'animazione CalArts,  realizzando video per artisti come gli Unknow Mortal Orchestra e Run The Jewels, prima di riprendere la carriera di musicista con la collaborazione di Shannon Lay e il produttore Jarvis Taveniere (Whitney, Waxahatchee). Grazie al video di "Car Crash" sono arrivati i primi riscontri positivi da parte del pubblico, ma anche molte proposte da parte di case discografiche, e il primo album di Sean Solomon è finalmente una realtà. Pubblicato dalla ANTI, “The World Is Not Good Enough” é un progetto decisamente intrigante e ambizioso. Un disco che affronta in maniera esplicita demoni e ombre di un artista che ha dovuto combattere con problemi mentali e di dipendenza dalle droghe. La copertina non è casuale: dietro le sembianze ingannevoli di un cartone animato si nasconde un simbolismo dai tratti giocosi e bizzarri, e i quasi trenta minuti dell’album non sono da meno. Sean Solomon racconta di dilemmi e problemi a volte anche dolorosi con ironia e una musica agrodolce che non disdegna né il cantautorato alla Elliott Smith, né la leggiadria del power-pop. E' sorprendente quanto il musicista americano sia cresciuto come autore: bastano le prime svogliate note e le intelligenti liriche di “Car Crash” per apprezzarne sia il fascino naif che l'intensità emotiva di “The World Is Not Good Enough”. Una voce dolente e leggermente nasale, una batteria dal suono secco e deciso, delle sonorità chitarristiche delicate anche quando intercettano un volume più sostenuto: sono questi gli elementi base delle canzoni di Sean Solomon, ma l’attenta cura dei dettagli, la certosina messa a punto degli arrangiamenti, a volte complessi come nel caso della più oscura e dolente “Black Hole”, e i video davvero interessanti realizzati a corredo delle canzoni, certificano una peculiarità espressiva che non lascia indifferenti. Non resta che apprezzare la potente messa in scena musicale a base di fiati di “Shooting Star”, la contagiosa spensieratezza southern-rock di “Remember”, il romanticismo country-rock anni 70 di “Finish Line” e la delicata e fragile poesia della sofferta “Overdose” e della suggestiva “Korpo”, anche se spetta al folk pop dal refrain irresistibile di "Postcard" il titolo di brano più riuscito del lotto. Sean Solomon ha finalmente trovato un linguaggio artistico personale e convincente e anche se la brevità di questo esordio lascia in sospeso molti interrogativi per il futuro, ignorarne la bellezza è da stupidi.






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