Dirac, come il grande fisico e matematico inglese Paul Dirac, che tra i tanti meriti ha sicuramente quello di aver teorizzato nel 1930 l'esistenza del positrone, e quindi dell'antimateria. Un omaggio ma anche forse un riferimento che aiuta a comprendere meglio la musica di Peter Kutin, Florian Kindlinger e Daniel Lerche, tre musicisti austriaci che fino ad oggi hanno pubblicato due album, l'ultimo dei quali meno di un anno fa sulla giapponese Spekk. I drones dei Dirac sono costruiti per lo più con ambientazioni a gravità zero tra distese di elettricità e increspature elettroniche. Leggermente diverso il discorso per il nuovo lavoro.
"Phon" parte in modo silenzioso, con gli strumenti dei tre viennesi quasi impercettibili. Lentamente il drone prende potenza inabissandosi in territori tenebrosi. Con il passare del tempo, nell'oscurità, i suoni cominciano ad apparire più nitidi e a un certo punto si riconosce chiaramente anche il clarinetto dell'amica Susanna Gartmayer. Intorno alla boa dei tredici minuti il suono prende a girare più velocemente e, come per incanto, il drone prende vita con un crescendo emozionante costruito su strati di elettricità inarrestabile. Passati i ventiquattro minuti, il suono si prende quasi una pausa prima del deflagrante finale.
"Phon" è una sorta di versione spettrale delle cavalcate epiche dei Godspeed You! Black Emperor, e anche il disco più "fisico" che i Dirac abbiano fino ad oggi realizzato.