Provenienti da The Late Parade, Death By Kite, e Amber, i quattro membri dei Salli Lunn sembrano aver assimilato la lezione del post-rock combinando elementi noise e psichedelici delicati e poco invasivi, senza abbandonare i colori autunnali della loro terra d’origine, la Danimarca.
Il loro esordio “Heresy & Rite” scorre evocando
Cure e
Joy Division in salsa agrodolce, senza raggiungere però l’intensità emotiva delle fonti; le tentazioni
heavy di alcune soluzioni (“Fast Cars, Clean Bodies”) normalizza le buone intuizioni liriche mentre la vera
debacle avviene con i testi, sempre piuttosto vaghi e poco incisivi.
Sono comunque 45 minuti di musica capaci di strappare anche un sorriso senza mai annoiare, un buon esercizio stilistico che può annegare nel mare di proposte simili o trovare conforto in spazi cerebrali non troppo smaliziati, ma predisposti alle buone vibrazioni del loro
sound.
Derivativo ma non privo di alcuni momenti stimolanti, l’album alterna mediocrità a buon ingegno, quest’ultimo riscontrabile nelle pulsioni post-rock di “Belongings”, che richiamano alcune buone pagine dei
Mogwai o, nella traccia d’apertura “The Frame Of Reference”, un
frame di pop psichedelico alla Electric Prunes, capace di alimentare entusiasmi poi sopiti dalla prevedibilità di altri episodi.
“Birthmark” evidenzia i limiti del gruppo, la combinazione di vari elementi spesso disorienta la scrittura, che cerca vie alternative (come il funk in ”Mirror Girl”) e perde sapidità; in antitesi “Parachutes Forever” (singolo di presentazione dell’album) concilia le modernità alla
Radiohead con un buon sottofondo noise, che riequilibra il tono antemico del brano. Anche le velleità
dreamy di “The First Cause” fanno ben sperare nel futuro del gruppo, ma nel frattempo “Heresy & Rite” archivia un buon compitino di rock derivativo non empio né privo di brio, ma troppo poco per poter attribuire una valutazione superiore alla mediocrità.