Le scelte, poi, dei diversi artisti si dividono, fondamentalmente, in due tipologie: limitarsi, si fa per dire, a trasportare il brano scelto all'interno del proprio mondo musicale, oppure andare a manipolare anche la struttura della canzone, sia come andamento che, addirittura, come melodia. Certo, in questi ultimi casi i cambiamenti non sono radicali, e ci mancherebbe, altrimenti si sarebbe perso il senso di tutta l'operazione, però si è tentato di fondere le note originarie con il proprio stile melodico.
Indubbiamente quest'ultimo approccio era quello più rischioso, ma in realtà ha portato sempre a buoni risultati, da un bel riadattamento del ritornello di "Hanno Ucciso L'Uomo Ragno" da parte di Jocelyn Pulsar ad un'efficace trasposizione nella propria visione del pop di "Serenata Rap" eseguita da L'Orso e di "Barbie Girl" operata dai Le-Li. Tra chi ha lasciato intatta la melodia ma è intervenuto sullo sviluppo del brano, va segnalato il lavoro di Dimartino per "Attenti Al Lupo" e dei Lo Stato Sociale con "Fiky Fiky": il primo conferma il proprio talento e la propria classe, i secondi mostrano un tiro invidiabile anche incattivendosi un po' di più rispetto al loro repertorio abituale. Tra chi non se l'è sentita di cambiare la struttura del brano ma se l'è portato dietro, ripetiamo, sempre e comunque a proprio modo, spicca la "Freed From Desire" nata dalla collaborazione tra gli Ofeliadorme ed i 4fioriperzoe e la furbetta revisione per solo organo di "Back For Good" effettuata da Émile Regrets.
Interessanti sono il sound agrodolce con cui viene rivista "Rhythm Is A Dancer" da parte degli Oratio, la frizzante "50 Special" dei Nel Dubbio, il modo in cui Musica Per Bambini trasforma "Vento D'Estate" in un ottovolante, il rockabilly applicato a "Laura Non C'è" dai Lucky Strikes e il minimalismo twee attraverso cui Shiva Bakta filtra "Believe". Senza infamia e senza lode le saltellanti "Vattene Amore" degli Jang Senato e "Un'Estate Italiana" dei Mariposa, "Living On My Own" dei Serpenti, che si discosta troppo poco dall'originale, e la versione indie-rock di "Lady" da parte dei Vickers. Non convincono, infine, le reinterpretazioni che puntano su uno stile ipnotico e claustrofobico, ovvero "Vamos A Bailar" dei Camillas con i Chewingum e "Short Dick Man" di Frank Agrario, ed anche quelle dall'impronta punk, come "All That She Wants" degli Hunzikers e "Wannabe" di Marie Antoinette.
Ci può comunque stare che in un'operazione del genere non tutte le ciambelle escano col buco, ma la media dei risultati è piuttosto alta e soprattutto è stato centrato in pieno quello che, probabilmente, era l'obiettivo principale della raccolta: fornire una panoramica su una buona fetta della scena indipendente italiana che mostrasse fedelmente il valore della stessa in un modo originale e "user-friendly". La doppia compilation può essere acquistata in cd con un packaging particolarmente ricco oppure scaricata liberamente dal sito della Garrincha. Il consiglio è di procurarsela, più che per rivivere il passato, proprio per ampliare le proprie conoscenze in un ambito dove non si finisce mai di scoprire qualcosa di interessante.