Willard Grant Conspiracy - Ghost Republic

2013 (Loose)
alt-country, ghost-folk
Un’America Wenders-iana, desolata, isolata, ridotta all’osso di una violenza poetica e ancestrale viene descritta nell’ultimo disco dei Willard Grant Conspiracy. Band da sempre dal sound integro e intransigente, che ruota intorno alla figura centrale del cantautore Robert Fisher, qui impegnato in un esercizio poetico dedicato a Bodie, città mineraria fantasma delle Sierra.
Il paesaggio urbano, cadente e spettrale, pare rivivere nello scarno fingerpicking del disco, nel lamento placido ed elegiaco della viola, a dipingere grigi, malinconici acquerelli: “Oh we wait and the tears won’t come” (“Oh We Wait”).

Il risultato qualcosa di piuttosto simile al concept dei Richmond Fontaine, “The High Country”, per quanto intriso di una contemplazione per storie sepolte (“Perry Wallis”, “Good Morning Wadlow”) e per la caducità delle opere umane al cospetto della natura (“The Early Hour”, “Parsons Gate Reunion”).
In linea di massima è proprio l’integrità espressiva del tutto, per quanto apprezzabile, a rendere “Ghost Republic” vagamente inerte e prevedibile, del tutto attinente ai canoni dell’alt-country più scheletrico, col suo corredo di distorsioni allucinate (“The Early Hour”, la Callahan-iana “Incident At Mono Lake”).

Insomma la freschezza artistica non è forse mai abbondata dalle parti dei Willard Grant Conspiracy – anche se l’ispirazione, magari, sì – e quest’ultimo lavoro non fa difetto: anche in un lavoro dalle così alte aspirazioni letterarie può esserci della maniera.

Tracklist

  1. Above The Treeline
  2. Perry Wallis
  3. Parsons Gate Reunion
  4. The Only Child
  5. Ghost Republic
  6. Rattle And Hiss
  7. Take No Place
  8. Good Morning Wadlow
  9. Piece Of Pie
  10. The Early Hour
  11. Incident At Mono Lake
  12. New Year’s Eve
  13. Oh We Wait

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