Richmond Fontaine

We Used To Think The Freeway Sounded Like A River

2009 (Decor) | country-rock-alternative

E’ convinzione comune che solo Tom Waits possegga ancora la capacità di raccontare storie in musica, ma mentre Paul Westerberg e Mark Eitzel cercano di ritrovare l’ispirazione migliore e mentre Bruce Springsteen racconta sempre più di se stesso, non c’e quasi nessuno che possegga il dono di parlare di gente ordinaria attraverso la musica. Forse però deve esservi sfuggito dal taccuino il nome di Willy Vlautin, sottovalutato genio del quartetto dell’Oregon, meglio noto come Richmond Fontaine.
“We Used To Think The Freeway Sounded Like A River”, nono album del gruppo, è una eccellente conferma. Storie di perdenti, prostitute, alcolisti, suicidi, gangster, giocatori d’azzardo in cerca di un riscatto morale che non passa per il perdono: la musica è quanto di meglio possiate pretendere da un musicista americano, l’intensità di Neil Young, l’oscurità dei tardi Velvet Underground e la percezione di libertà dei migliori Rem, tutto elaborato con uno scripting autonomo e originale.

L’evoluzione dal rock più classico dei primi album del gruppo si era concretizzata nell’ottimo “The Fitzgerald”, che rinunciava ai cliché e alle ballate mid-tempo rendendo più malleabile il tessuto sonoro e permettendo così alle storie di essere raccontate con maggior libertà e poesia.
“We Used To Think The Freeway Sounded Like A River” è un album ricco di fluide e poetiche canzoni, che narrano imbarazzanti storie di gente disperata come in “The Pull”, dove su poche malinconiche note di chitarra e violino, la sorte amara e la vita dissoluta di un pugile sono descritte senza sentimentalismi o enfasi.
 
L’atmosfera nostalgica è sempre ricca di poesia, il gruppo prosegue nella ricerca di uno stile asciutto, che non sovrasti la forza lirica dei brani, e in questo nuovo album sembra che l’equilibrio sia ancora più solido. Anche le sferzate energiche di alcuni brani non alterano l’umore malinconico dell’opera.
Splendide le due canzoni più introspettive, la prima è “The Boyfriend”, un folk-blues che apre a contaminazioni tex-mex con uno straziante arrangiamento di trombe. L’altra è “Two Alone”, dove il gruppo elabora in forma musicale il tormento e l’angoscia di un matrimonio finito, ritmi frastagliati strappi melodici e voci disperate per uno dei brani più feroci e affascinanti dell’album; la lunga coda strumentale assomiglia allo stupore che segue il distacco e l’abbandono, un’eccellente performance che dimostra la grande coesione dei quattro musicisti.

Oscura e malsana la ballad che chiude l’album, “A Letter To The Patron Saint Of Nurses”, dove il parlato sostituisce il canto per non ingentilire l’esortazione disperata del protagonista. Questa capacità di raccontare le persone senza troppe maschere è la peculiarità di Willy Vlautin, mentre il gruppo riesce a costruire delle perfette cornici per le sue storie.
Le canzoni sono di un lirismo mai banale, ornate da piccole delizie sonore, il violoncello nella delicata traccia acustica “Ruby And Lou”, le trombe mariachi già citate per “The Boyfriend” o il cellomobo, strumento che fonde la moderna tecnologia del computer con materiali antichi come il legno e corde vibrate da un archetto, col quale Collin Oldham regala un tono spaghetti-western a molte tracce.
Tra i momenti più energici splende “Lonnie”, ruvida e polverosa road song, e piace la più pop “You Can Move Back Here”. Meno incisiva, invece, “Maybe We Were Both Born Blue”. Gli strumentali non sono superflui, anzi creano spesso l’atmosfera giusta per ciò che segue, l’omogeneità resta infatti una delle cose più interessanti e pregevoli dell’album. 

I Richmond Fontaine sono una delle migliori realtà della musica degli Stati Uniti, il giusto modo per riagganciarsi al sogno americano che non è più protagonista della musica dei divi del rock made in Usa.

(28/10/2009)



  • Tracklist
 1. We used to think the free        
 2. Northwest     
 3. You can move back here     
 4. The boyfriends     
 5. The pull     
 6. Sitting outside my dad's     
 7. Maybe we were both born b     
 8. Watch out     
 9. 43     
10. Lonnie     
11. Ruby & Lou     
12. Walking back to our place     
13. Two alone     
14. A letter to the patron Sa
Richmond Fontaine su OndaRock
Recensioni

RICHMOND FONTAINE

You Can't Go Back If There's Nothing To Go Back To

(2016 - Decor)
L'iconica band alt-country chiude la carriera

RICHMOND FONTAINE

The High Country

(2011 - Decor)
Il nuovo, pulsante romanzo alt-country di Willy Vlautin

RICHMOND FONTAINE

The Fitzgerald

(2005 - El Cortez/Decor)

Richmond Fontaine on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.