Anche l’Africa può essere troppo piccola se due giganti iniziano a spintonarsi. Non corre buon sangue tra i due pesi massimi del continente: a un angolo del ring siede il Sudafrica, prima economia e un consolidato soft power; dall’altro la Nigeria, monstre demografico e un capitale simbolico di pari passo con quello petrolifero. Verrebbe da sognare un ponte panafricano, ma per il momento prevalgono gli attriti, esemplificati dal “South Africa First” scandito negli ignobili cortei del movimento March And March.
Inutile soffermarsi sull’immensa ricchezza culturale di ambedue i paesi e sull’effetto dirompente di una loro immaginaria sinergia. Più costruttivo, semmai, pensare a un ambasciatore che supervisioni la stretta di mano. Io un nome ce l’avrei: quel geniaccio di Asake, che con il suo “afropiano” ha trovato la quadra tra due tesori musicali dei rispettivi stati.
Quarto disco in cinque anni, “M$ney” evoca la multiforme identità nigeriana a partire dalla copertina, evidente richiamo al mitico logo di Festac 77, a sua volta ispirato da una maschera d’avorio cinquecentesca raffigurante Idia, regina madre del tramontato Regno del Benin. Anche Asake si sente un principe, e ne ha ben donde: i numeri incoronano il trentunenne di Lagos tra le star assolute della musica africana.
Il titolo sventola banconote, i testi profumano di pelle sudata, ma il menù è tutt’altro che profano: avvolti in un nitore quasi soprannaturale, i brani shakerano quel cocktail di carnalità e spiritualità che in Africa Occidentale è legge. La placida uniformità della scaletta, ideale per crogiolarsi al sole quando per una danza al ralenti, è occasionalmente scossa da inserti acustici (il flauto legnoso di “Worship”, la tromba Davis-iana di “Why Love”, la svisate alla Santana di “Asambe”), sotto lo sguardo vigile del gotha produttivo nazionale (Magicsticks, Blaisebeatz, P. Priime, tra gli altri).
Cantato in inglese, yoruba e pidgin, all’interno dei confini nigeriani non dovrebbe scontentare nessuno. Quanto agli inquilini del piano di sotto, il consiglio è di deporre le diffidenze e arrendersi al cremoso, sensualissimo abbraccio di Asake, esperantista di una nuova utopia africana.
25/05/2026