I Tea & Symphony furono una delle tante meteore della scena
underground inglese dei tardi Sixties, ma furono anche tra coloro che con gli anni assursero a uno status di culto tra gli appassionati di folk acido e di gruppi della primissima ondata
progressive. Il loro album di debutto, "An Asylum For The Musically Insane" (Harvest, 1969), è effettivamente da considerarsi come una pietra angolare di tutta la scena "hippie-folk" britannica, ovvero tutta quella corrente sotterranea che faceva capo, come influenze stilistiche, alla Incredible String Band.
Formati dal chitarrista e cantante Jeff Daw (autore di tutto il loro repertorio), dal secondo chitarrista James Langston e dal batterista e tastierista Nigel Phillips, incisero il loro primo album grazie all'interessamento del produttore Gus Dudgeon (che più in là fece la sua fortuna grazie ai dischi di
Elton John e degli
Audience), che a quel tempo stava muovendo i suoi primi passi nei club
underground londinesi.
Seppur non privo di qualche sbavatura e piccola imprecisione (si ha infatti l'impressione che in certi punti dell'album il gruppo perda un po' il filo della matassa), "An Asylum For The Musically Insane" riesce a essere al tempo stesso originale e non troppo derivativo, insieme a un sense of humor decisamente "british" e iconoclasta.
L'iniziale "Armchair Theatre" ci mostra tutta l'ironia anarchica di cui dispone il terzetto, con le sue chitarre acustiche semi-scordate, flauti pastorali e andamento da music-hall stile Bonzo Dog (Doo Dah) Band. Percussioni e bonghi assortiti sono la spina dorsale di brani come "Sometime" e "Maybe The Mind - With Egg". Le più sofferte "Feel How So Cool The Wind" e "Winter" si pongono a metà strada tra le canzoni semi-demenziali e stravolte di
Kevin Coyne e il folk bucolico dei Forest.
Esulano da tutto il resto i passaggi blues di "The Come On" e di "Travellin' Shoes", ma il vero piatto forte sono i due brani più eclettici e originali della raccolta, ovvero "Terror (In My Soul)", con la sua cupa atmosfera, e la conclusiva "Nothing Will Come Of Nothing", dai toni ora classicheggianti e poi fortemente allucinati verso la fine.
Come di consueto, viene inserita una
bonus-track, in questo caso un discreto lato B del loro singolo di debutto, "Boredom". Le vendite dell'album furono all'epoca assai scarse (e, non a caso, una copia originale su Harvest costa oggi qualche centinaio di euro), ma i Tea & Symphony ebbero il coraggio di incidere un secondo album, più meditato e un poco meno spontaneo, "Jo-Sago" l'anno successivo, sempre per la Harvest.
Ad ogni modo, mai un titolo poteva sembrare più azzeccato per descrivere un disco come questo: "An Asylum For The Musically Insane" (più o meno traducibile come "un rifugio per i malati mentali di musica").
Un album che personaggi come
Devendra Banhart hanno sicuramente nella loro collezione discografica personale.