Bas Jan - Baby U Know

2022 (Lost Map)
folk-pop, post-punk

L’astrattismo folk-pop e post-punk delle Bas Jan torna a colpire.
Le deliziose bozze sonore di Serafina Steer, Emma Smith, Rachel Horwood e Charlie Stock ridonano al termine punk la natura più profonda e autentica, non ne riducono difatti l’approccio culturale e musicale a una formula conforme alle esigenze del pubblico rock, ma ne esaltano quegli elementi che, nei tardi anni 70 e i primi anni 80, diedero stimolo a una rivoluzione semantica e ideologica, ben presto tradita dalla restaurazione heavy-rock.
Stravagante ed effimero, “Baby U Know” si crogiola in romantiche e sgangherate linee guida, che offrono terreno a divagazioni spoken-chant su politica, sesso, frivolezze quotidiane e fragilità umane. Synth, percussioni, violini, flauti, basso e diavolerie elettroniche creano un tappeto sonoro caratterizzato da una continua osmosi stilistica, attingendo al patrimonio creativo di Raincoats, Slits e Young Marble Giants. Il risultato è originale, straniante ed erudito.

Non è un album semplice, il secondo lavoro delle Bas Jan, non è confortevole né rassicurante: sia nei testi che nelle strutture musicali è percepibile un persistente senso di disagio nei confronti della banalità e della sicumera della classe politica moderna. Quanto più diventa forte l’argomento sociale, tanto più le Bas Jan sfoderano il meglio dal punto di vista strettamente sonoro: è il caso dell’incalzante post-punk-dance, scandito da un tempo ritmico affidato al flauto, di “All Forgotten”, un brano dove la band esprime un profondo disgusto per gli scandali governativi.
Con pari efficacia, i suoni tribali e le distorsioni hard-rock, affidate a chitarra e violino, dominano le potenti grida di esortazione al cambiamento di “Vision Of Change”, mentre pulsioni dance-funky estorcono l’attenzione fugace e usano l’arma dell’ironia per sbeffeggiare i potenti.

L’intelligente provocazione della più amabile e pop “Sex Cult” e l’elegante e dissonante dream-pop di “You Have Bewitched Me” rappresentano i due poli entro i quali le Bas Jan si destreggiano con consapevole umorismo e sagacia, alternando ambizione (la title track) ad apparente leggerezza (“Too Good To Be True”), senza mai dimenticare di gettare semi spuri, come nei casi della visionaria "My Incantations, Herbs & Art Have Abandoned Me" e delle quasi ambient-sperimentali “Shopping In A New City” e “Profile Picture (OTO Version)”.
Surreale, brusco e non facilmente amabile “Baby U Know” è un tripudio folk-punk, un disco nello stesso tempo spigoloso e delicato che non si accantona facilmente al primo approccio; un ascolto ancor più imprescindibile visto il recente cambio di scuderia, che vede le Bas Jan entrare nella prestigiosa Fire Records con tanto di nuovo album in uscita.
Noi vi abbiamo avvisato, a voi la scelta.







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