Annunciato e anticipato già nel 2021 (era incluso come volume 3 della Transnational Series dell’etichetta La Suisse Primitive), vede finalmente la luce il progetto dei due gruppi svizzeri Bitter Moon e After 5:08, sei brani per altrettante tappe di un viaggio ambient-pop e sperimentale che possiede il fascino noir di alcuni cortometraggi dell’avanguardia cinematografica europea.
Della sagace elettronica asservita a immagini virtuali dei Bitter Moon avevamo già parlato nella recensione dell’esordio del duo svizzero, “The World Above”, per il quale si era scomodato perfino Jacco Gardner (sua la produzione dell’album). In verità Réka Csizsér e Simon Bernardoni si erano già contraddistinti all’interno della scena musicale svizzera con il gruppo dei Pussywarmers & Réka.
Da par loro gli After 5:08 hanno all’attivo un disco pubblicato nel 2021, “Safe Music”, il cui titolo è anche un manifesto programmatico della ricerca sonora del duo.
Registrato in un paio di giorni in un appartamento a Berlino, “Berliner Kinder” è un album perennemente in bilico tra l’intangibile e il futuribile, una visione cosmica che paga il giusto tributo alla scuola elettronica tedesca e nello stesso tempo guarda oltre i confini temporali.
La voce di Réka, sospesa tra l’onirico fascino di un carillon e il sussurro oscuro del cinema noir, è la protagonista indiscussa del primo capitolo del disco “Pretty In Dark”, input creativo che detta le coordinate dell’intero progetto.
Evocativa e fortemente cinematica, la musica dei Bitter Moon e degli After 5:08 scorre fluida e sicura, alternando pause minimali (la title track) ad avvolgenti slanci lirici (“Atmen”), sfiorando l’acme creativo nella splendida “In Dreams”, sensuale ed enigmatica ballata elettro-pop che celebra un insano matrimonio tra dream-pop e ambient-music che come spettro si libera definitivamente del corpo per una sognante melodia degna del miglior Vangelis o di certe pagine di Brian Eno.
Con “Berliner Kinder” gli svizzeri consolidano le buone intuizioni del passato e aprono un nuovo interessante capitolo sul profondo rapporto tra musica e immagine. Che sia quest’ultima reale o virtuale non importa, la forza di questi poco più di venti minuti è come una carezza che scompiglia l’anima e stimola l’immaginazione.