Il terzo album del supercombo femminile Bas Jan è foriero di novità e cambi di fronte. Il primo è il passaggio definitivo all’etichetta Fire; il secondo elemento di innovazione è la presenza di produttori esterni, nello specifico Kristian Craig Robinson (
The Comet Is Coming,
Ibibio Sound Machine) e
Leo Abrahams. La formazione è invece consolidata:
Serafina Steer, Emma Smith, Rachel Horwood e Charlie Stock. Dopotutto, il progetto Bas Jan nasce dalla profonda amicizia e dalla volontà di condividere un percorso artistico originale atipico che, pur nell’inevitabile richiamo al passato e agli
anni 80 in particolare, spazia dal synth-pop alle stramberie folk delle Raincoats e perfino a certe sonorità
prog.
Il perenne eclettismo della formazione offre ulteriore linfa creativa. La band si cimenta con brani ancor più complessi, che per un attimo omaggiano il gioiellino art-pop dei
Young Marble Giants “Colossal Youth” - si ascoltino in tal senso la
title track e “Cried A River”. Con le dovute differenze, nell’album “Back To The Swamp” è possibile anche cogliere sfuggenti similitudini con le
Slits, anche se le Bas Jan alla furia preferiscono il ricorso alla metafora e alla seduzione lirica, e al graffio post-punk contrappongono un uso sbarazzino dell’elettronica, alternando bizzarrie pop (“No More Swamp”) a corposi synth-funky alla
Pet Shop Boys/
Saint Etienne (“At The Corner”).
La forte personalità musicale e vocale di Serafina Steer fa da collante tra le mutevoli divagazioni art-pop, a volte scalfisce con ironia (“Credit Card”), altre volte ricorre a un’apparente malinconia per surreali racconti di quotidianità (“Margaret Calvert Drives Out”) e duplica perfino se stessa per fantasiose
pop song (“Ding Dong”), fino ad arrendersi alla magia del
dream-pop nella sognante e avvolgente traccia finale “Tarot Card”.
Anche il nuovo capitolo discografico delle Bas Jan alla fine non tradisce le premesse: l’art-pop ingegnoso di “Back To The Swamp” è sempre stimolante, forse leggermente arduo e privo di quel colpo di genio che ne condensi le peculiarità. Manca, insomma, quell’intuizione
perfect-pop che ha permesso a gruppi come le
Wet Leg di catturare il meritato successo. Ma non abbiate timore, queste nove
pop song aliene non vi lasceranno indifferenti.