BRIAN ENO - Small Craft On A Milk Sea

2010 (Warp)
ambient, avant-rock, electro

Il genio Brian Eno, il Leonardo Da Vinci della musica rock, dopo aver rispolverato il formato accessibile in “Another Day On Earth“, il seguito della mitica collaborazione con David Byrne in “Everything That Happens Will Happen Today” (ma anche con Robert Fripp per “Equatorial Stars”), il ruolo di produttore di prestigio in “Viva La Vida” dei Coldplay (oltre all’inedito intervento in “Surprise” di Paul Simon) e addirittura una reunion sotto mentite spoglie dei Roxy Music per “Olympia” dell’ex collega Bryan Ferry, rispolvera anche il metodo a lui più caro di creazione in “Small Craft On A Milk Sea”, un disco che merita interesse più per il quasi clamoroso ingaggio Warp che l’ha posto in essere e per la subliminale attività di talent-scout che lo sottende che per il contenuto in sé.

Molti dei brani dell’album sono infatti elementari bozzetti poliritmici che debordano nella techno-trance (“Flint March”, “Dust Shuffle”) e persino nel trip-hop (“Bone Jump”). La title-track è anzi pienamente sintomatica: un apprezzabile preludio a una piéce mancante. La verve è semmai intuita appieno in una lucida imitazione, l’imitazione della “Negativland” dei Neu, introdotta da un incubo funk tribale-cosmico (“2 Forms Of Anger”). “Paleosonic” vorrebbe essere Eno-Goes-Dubstep, ma – lo dice il titolo stesso – suona piuttosto come uno qualsiasi dei suoi canovacci modernisti: antiquato.

Nonostante la storica grazia ambientale si possa udire per qualche istante (quasi fosse un sample di una composizione più lunga che – di nuovo – latita) in “Emerald And Lime”, che apre l’album con i migliori auspici, il compositore si dimostra sfiorito nella varie “Lesser Heaven”, “Slow Ice, Old Moon” e “Complex Heaven”. “Late Anthropocene” fa ovviamente storia a sé, per durata e respiro (otto minuti di palpiti extraterrestri), ma sfigura nell’era della “Dark Country Road” di William Fowler Collins.

Che la sua più intima volontà sia quella di riportarsi in auge, di rimettersi in pista per le nuove generazioni (il contratto Warp) o di regredire ad allievo dei suoi allievi (i talentuosi Leo Abrahams e Jon Hopkins che vi hanno partecipato), rimane un fatto: il disco suona confuso e fuori fuoco tanto quanto la copertina, perdutamente distante dal misterioso equilibrio di “Another Green World”, tanto generico nella composizione quanto chirurgico nella produzione. Vale per il laissez-faire nei confronti dei collaboratori, questo sì davvero coerente e degno d’encomio; non vale per l’esagerato ventaglio di edizioni lusso, extra-lusso, viniliche, cartonate e chi più ne ha più ne metta. Tra tutte le bonus si salva l’umile “Invisible”, una nenia solenne affogata in una musique concrete suggestiva, l’unica vera cartolina non sbiadita del suo passato.

07/11/2010

Tracklist

  1. 1. Emerald And Lime
  2. 2. Complex Heaven
  3. 3. Small Craft On A Milk Sea
  4. 4. Flint March
  5. 5. Horse
  6. 6. 2 Forms Of Anger
  7. 7. Bone Jump
  8. 8. Dust Shuffle
  9. 9. Paleosonic
  10. 10. Slow Ice, Old Moon
  11. 11. Lesser Heaven
  12. 12. Calcium Needles
  13. 13. Emerald And Stone
  14. 14. Written, Forgotten
  15. 15. Late Anthropocene
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