Non è facile crescere sotto la sfera pubblica, la storia è piena di artisti che hanno dovuto lottare coi denti per trovare una dimensione umana in mezzo alle richieste dell'industria e alle attenzioni dei media e dei fan(atici). Lo sa bene Chlöe Bailey, che ultimamente è stata oggetto di disanime sociologiche, aspre critiche ed elogi in chiave neo-femminista, al punto da relegare la musica in secondo piano. Del resto, la ragazza aveva appena sedici anni quando, assieme alla sorellina Halle, entrava sotto il conglomerato Parkwood/Columbia della manager e mentore
Beyoncé Knowles, lanciandosi verso una promettente carriera musicale dalle tinte
indie sotto l'egidia di
Chloe X Halle.
Tutto bene finché è durata, poi è arrivato il momento di espandersi; Halle, di due anni più giovane, s'è presa una gigantesca dose d'insulti razzisti nel momento in cui è stata annunciata come la nuova Ariel nel rifacimento de "La Sirenetta", in uscita a breve. Chlöe invece ha continuato sulla via musicale, passando nel giro di poco tempo da timida ragazza acqua e sapone a volto sexy e procace tutto melismi e tutine aderenti. Se il cambio d'immagine ha confuso il pubblico, la sua identità di donna afroamericana ha portato ulteriori livelli di complessità alla conversazione, soprattutto per i tempi che corrono, e Chlöe sta tuttora faticando a convincere l'America con la forza del suo solo operato.
Nel mezzo a tutto questo, infatti, c'è "In Pieces": quattordici brevi canzoni di moderno r&b e declinazioni trap-pop, condotte con voce sicura ma dall'esecuzione complessiva blanda e calligrafica, nelle quali l'autrice appare ancora intenta a cercare il bandolo della matassa. Impossibile negare l'influenza della suddetta Beyoncé, a tutt'oggi figura imperante quando si parla di r&b energico e tracotante: vedasi "Told Ya", il gonfio ma sfortunato singolo di lancio "Pray It Away", e soprattutto una "Cheatback" che, tra armonia alla chitarra e stile lirico, pare proprio plasmata sulla famosa "Irreplaceable" della Sig.ra Carter.
Co-scritta non a caso con Mikky Ekko, che era presente sull'originale, la ballata pianistica "In Pieces" mostra lampanti somiglianze con "Stay" di
Rihanna. Non male il parco passo
vintage soul di "How Does It Feel", ma la presenza del controverso Divo r&b Chris Brown è stata aspramente criticata proprio da quell'ala femminista che, invece, approvava l'idea di Chlöe come donna sexy ed emancipata: anche questo singolo è stato un notevole flop commerciale.
L'autrice mostra semmai più verve nella buffa invettiva dance di "Body Do", nelle psichedeliche armonie di "Worried", a un passo dalla collega
Amber Mark, o quando si abbandona con calibrato trasporto alle calde trame
dancehall di "I Don't Mind". Peccato però per l'occasione persa di "Make It Look Easy", una bellissima produzione diafana ma incalzante, sulla quale purtroppo la linea melodica annaspa inutilmente. I più attenti, noteranno nell'intermezzo corale "Heart On My Sleeve" un breve melisma non creditato sollevato di peso da "Beginnings" dell'allora Chicago Transit Authority, pezzo ripreso con successo anche da Astrud Gilberto.
Chlöe ha appena ventiquattro anni e ancora tutto da dimostrare. Purtroppo, grossa parte della sua narrativa è stata oscurata dalle scelte di una casa discografica che ha rimaneggiato il suo album fino a spersonalizzarne l'impronta autoriale - e nonostante tutto, il successo in classifica s'è rivelato ben lontano dall'
exploit della collega
SZA che tutti si sono messi a rincorrere in America. Dall'altro lato dell'offensiva, c'è poi l'aspettativa di un pubblico che pretende da Chlöe ampio possesso della propria dialettica e un bagaglio di esperienze compiute, che però varia a seconda del credo, tra chi intende un buon senso del decoro cristiano e chi, invece, la vuole sessualmente emancipata, una narrativa ingiusta ma pervasiva nel campo del
music business con enfasi sulla parola
business - oltre al pesante paragone con una Beyoncé che aveva solo ventuno anni ai tempi del suo esplosivo debutto "Dangerously In Love".
La verità, come sempre, sta nel mezzo: Chlöe è una brava ragazza con buone doti vocali, che ha bisogno di tempo per trovare la propria strada, e nel mentre "In Pieces" è il suo primo sassolino lungo il percorso. Il che, se non altro, rende il lavoro particolarmente interessante per quel pubblico di coetanee che stanno attraversando lo stesso periodo di confusione dei primi vent'anni. Sarà mai possibile, per una ragazza, fare errori e crescere a tentoni come il resto del genere umano, senza sentirsi addosso il peso dell'intera comunità e della religione? Indubbiamente sì; del resto, ricordate la vostra visione del mondo quando avevate solo ventiquattro anni?