Con l’ingresso di Eugenio Colombo in pianta stabile, il quintetto dei Roots Magic è diventato un sestetto. Già sul precedente album “Take Root Among The Stars” (Clean Feed, 2020), il virtuoso di Cave aveva suonato su tre delle otto tracce in scaletta. Poi i concerti estivi per promuovere l’album avevano confermato l’allargamento del gruppo. Colombo si divide ora la scena con Francesco Lo Cascio, alternando assolo imprevedibili al sassofono soprano e al flauto con quelli al vibrafono (come sul disco dei Freexielanders, “Looking Back, Playing Forward”). Comprimari di lusso, li seguono da vicino: Alberto Popolla ai clarinetti, al banjo e al basso elettrico; Errico De Fabritiis ai sassofoni alto e baritono (entrambi anche sul disco dei Freexielanders). La sezione ritmica è completata da Gianfranco Tedeschi (altro freexielander) al contrabbasso e dal funambolico
Fabrizio Spera alla batteria.
Le novità non finiscono qui. Su “Long Old Road (Retold Pasts And Present Day Musings)” ci sono per la prima volta nella discografia dei Roots Magic degli originali, peraltro in quantità maggiore degli standards: “Sula” cita Toni Morrison; “Run As Slow As You Can” Benjamin Zephaniah, “Blue Lines” è dedicata a
Muhal Richard Abrams, “Amber” a Abdul Wadud, e “Drinking Coffee Elesewhere” è un omaggio a Z.Z. Packer.
La scaletta si apre con una versione trascinante di “When The Elephant Walks” di
Kahil El'Zabar,
alias Clifton Blackburn: si respira un’aria di festa, una cerimonia di sorrisi e buon umore. Sul
groove irresistibile di “Blue Lines” gli assolo si inseguono come in una fanfara senza sosta, retti dalla batteria prodigiosa di Fabrizio Spera, completamente a suo agio nel seguire più traiettorie contemporaneamente.
“Long Old Road” di
Bessie Smith è trasformata in una cerimonia contagiosa. Ancora più audace la rilettura dell’oscura “Bullying Well” della misconosciuta autrice blues Rosa Lee Hill: dopo l’esposizione del tema, il
blues è l’occasione per l’ennesima fanfara in cui gli assoli si inseguono per infine ritrovarsi nel suonare in punta di piedi un
groove devastante.
La storia del free jazz non è mai stata così seducente.