Un decennale silenzio, fugacemente interrotto nel 2018 dall’Ep “
Ornate”: la storia di
Terry Emm è l’ennesima sconfitta della musica come espressione artistica, un’altra vittima di un’industria discografica che, in nome di uno spietato mordi e fuggi, sacrifica talenti e speranze della scena contemporanea.
Il musicista del Bedfordshire aveva in verità da subito catalizzato l’attenzione della critica e dei media, grazie all'ottimo esordio “
White Butterflies” del 2009 (quattro stelle su Mojo ma anche un otto per OndaRock), ma nonostante gli elogi di Robert Kirby e Jackie Leven, il successo non è mai arrivato. Anche il singolo del 2012, “Gently”, elogiato dalla critica, ha ottenuto apprezzamenti solo grazie al successo del libro della pluripremiata scrittrice Jacquelyn Middleton “The Certainty Of Chance”, in quanto centrale e funzionale al racconto.
Dopo un terzo album pubblicato nel 2014, “
Starlight”, Terry Emm è rimasto a lungo lontano dalle scene – solo il breve Ep nel 2018 “Ornate” – una scelta scaturita dalla sua profonda consapevolezza del sempre più complesso e difficile ruolo di musicista, spesso adorato dalla critica e da un nugolo di fan fedeli, ma cionondimeno stritolato dalle regole del mercato.
Il nuovo album “Wish You Were Here” risponde a un’esigenza primaria di Emm, ovvero ritornare a fare musica solo quando si ha qualcosa da dire. Una scelta adeguata al profilo creativo del musicista, più un
troubadour o un cantastorie che un tipico cantautore folk-standard, un artista alla perenne ricerca della bellezza, un esploratore di luoghi ricchi di storia, una persona avvezza a un dialogo schietto e genuino con l’animo umano.
Affascinato dalla musica dei
Beatles e degli
Oasis e folgorato dalla poesia dei
Red House Painters, Terry Emm si è ritagliato uno spazio ben definito nel panorama degli autori contemporanei, più incline alla fluidità armonica di
Cat Stevens e
Al Stewart o al romanticismo di Clifford T. Ward, Allan Taylor e Iain Matthews.
“Wish You Were Here” è un ritorno alla piena forma del musicista del Bedfordshire, grazie anche all’accorta e dettagliata produzione di Lukas Drinkwater. Un disco che cerca di tirare le somme di una carriera, coinvolgendo anche alcuni fantasmi del passato. Il tutto a partire dalla
title track, canzone già apparsa nel secondo album “
Petals Fallen Off The Sun” con il titolo “Here”, qui posta a suggello della maturità espressiva raggiunta: senza alcun dubbio una delle più belle canzoni del musicista inglese.
Non è in verità l’unico recupero: anche “Leaving” proviene dal passato, ovvero dall’Ep “Ornate”. Si tratta di una delle primissime composizioni del musicista britannico, originariamente nota come “Love Is A Fear” e qui riproposta in una versione che le rende pieno merito: l’ingresso del piano nel tessuto strumentale e il duetto vocale con Maz O’Connor aggiungono la giusta dose di pathos e romantico languore, utili a esaltarne la pregevole scrittura.
Completato da otto nuove composizioni inedite, "Wish You Were Here” è un album decisamente più a fuoco, le melodie sono come pennellate su una tavolozza ricca di figure bucoliche, le canzoni sono agilmente riflessive (“You Mean A Lot To Me”), pronte ad ardere di passione e ritmo coinvolgendo nelle proprie trame scampoli di country e blues con un guizzo da pub-rock (“November Evenings”) o inclini a una lenta combustione assurta a simbolo dell’inesorabile passare del tempo (“Tongue Tied”).
L’inebriante spensieratezza folk-pop di “Dwell” e l’insolito profumo esotico di “Island Soul” spezzano un’ulteriore lancia in favore di un eclettismo che consolida il paragone con
Cat Stevens, anche se non vanno taciute alcune suggestioni quasi
Pink Floyd-iane nella corposa ballata “Another Day At The Top”, con tanto di assolo di chitarra elettrica e cori angelici, e nell’introspettivo folk alla
Syd Barrett di “June”, condito da un flebile tappeto di percussioni e cori maschili.
Come ogni autore folk-pop che si rispetti, anche Terry Emm risulta ancor più convincente quando con la grazia delle sue
nuance acustiche e raffinatezze strumentali e vocali raggiunge un’intensa poetica, ed è quel che accade in “Morning Mist”, un’altra di quelle canzoni destinate a resistere all’usura del tempo. L'intero “Wish You Were Here” è un atipico disco folk-pop, che rischia di restare anche questa volta un affare per pochi, un vero peccato perché il talento di Terry Emm merita attenzione e discernimento.