Il quinto album omonimo degli
Hovvdy è un'opera corposa e monumentale, composta da ben diciannove tracce. Dopo aver esplorato temi di cambiamento e matrimonio nel loro precedente "True Love", "Hovvdy" ci presenta i due texani alle prese con la nuova vita. Sebbene siano adesso distanziati geograficamente (Charlie Martin si è trasferito in Missouri, Will Taylor nel Tennessee), la loro connessione rimane profonda e indissolubile, come suggerisce l'affettuosa scena in copertina.
L'album continua a sviluppare il suono caratteristico del gruppo, fatto di melodie dolci e arrangiamenti minimalisti. Un piano delicato dà l'avvio all'album e si combina poi in "Bubba" con ronzanti sintetizzatori. Le dimensioni dilatate dell'opera permettono al gruppo di rilassare l'andatura quando si attesta su canzoni avvolgenti e intime, ma anche di espandere la sua proposta.
Lo spettro sonoro è molto vasto. Le tracce sono piccole tessere di mosaico che descrivono senza enfasi relazioni, affetti, momenti di vita normali. Chitarre spoglie e senza fronzoli in perfetto
pillow core ("Angel") vengono a volte impreziosite da leggere sfumature, come
pitch di voci, inserti elettronici, oppure da incursioni di piano ("Clean", "Every Exchange", "Make Ya Proud").
Quando la strumentazione si fa più preminente, la loro musica sembra prendere altre direzioni. L'indie-folk in stile
Bon Iver di "Big Blue" si alterna con i ritmi morbidi e spensierati da pop radiofonico di "Forever". "Bad News" è una traccia caratterizzata da armonie vocali stratificate e da un uso robusto dei synth. In "Meant" una sezione di archi e una batteria rumorosa introducono un ritornello arioso e appassionato che potrebbe catturare l'attenzione anche di fan di band più
mainstream come i
Coldplay. Le delicate ballate
country ("Heartstring", "Portrait") o più southern-rock ("Til I Let You Know") avvicinano idealmente la loro musica a quella del lanciatissimo
Zach Bryan che, del resto, ha recentemente dichiarato di apprezzarne molto l'arte.
In un'opera così ambiziosa, capace di contenere materiale per due album, sarebbe stato facile perdersi o introdurre tracce riempitive. Non solo questo non accade, ma con questo lavoro gli Hovvdy si ritrovano e ridefiniscono i confini della loro musica. Le composizioni scorrono, come sempre, placide e serene, ma è evidente la volontà di coinvolgere maggiormente l'ascoltatore ricercando
hook orecchiabili o melodie memorabili. Il fatto che i ragazzi di Austin abbiano deciso, dopo circa dieci anni di carriera, di chiamare per la prima volta un album con il nome del gruppo significa che si riassume al meglio il loro modo di fare musica. Questo album rappresenta, in un certo senso, un punto di arrivo e un punto di partenza dal quale ripartire per le prossime uscite.