In antitesi al senso di appartenenza coatto cantato da Oliver Anthony, Zach ha l’aria burbera di uno a cui è meglio non chiedere la fazione politica. Gioventù in servizio presso la US Navy, salito alla ribalta musicale grazie ad alcuni inediti postati in Rete su spinta dei suoi compagni, Bryan è di quelli che cantano le fatiche della vita, i legami di famiglia, la violenza dei sentimenti, di un Dio potente che non si mostra mai, restituendo tutto ciò con una schiettezza di intenzioni e un’istintività di parole e melodia che lo rendono già un grande della canzone americana.
“I wish I didn’t but I do/ remember every moment on the nights with you”, canta nel duetto con Kacey Musgraves “I Remember Everything”, già un classico; “I have never been a holy roller but I found God in your eyes”, da “Holy Roller”; “I lost my family to a bad disease/ I got a mean, mean gene in my family tree”, in “Overtime”: non sarà lo stile più raffinato, ma è il modo più sanguigno ed efficace di ridurre le questioni della vita ai minimi termini, scovarne l’essenza e cantarla al cuore di tutti.