The Fauns - How Lost

2024 (Invada)
dream-pop, shoegaze
Ci sono band che possiedono la magia di unire tutti gli elementi che fanno innamorare di un suono e soddisfano le aspettative di ascoltatori alla ricerca di musiche che abbiano la capacità di trasportare l'anima da un'altra parte. Se penso agli M83 mi vengono in mente i tappeti di tastiere e le alternanze pieno-vuoto che rendono il loro suono avvincente. Poi ascolto dal vivo gli Slowdive (che all'Alcatraz di Milano hanno suonato un concerto intenso e potente) e rimango a bocca aperta per la cascata argentata di suoni scintillanti che danno al suono degli alfieri dello shoegaze una forza capace di catturare mente, corpo e spirito.
Questa stessa capacità mi ha colpito ascoltando "How Lost", il nuovo album dei Fauns: un potente insieme di chitarre sognanti, ritmi dance, elettronica. Chi è nato musicalmente negli anni 80 ne rimane facilmente affascinato perché i Fauns riescono nella mirabile impresa di fondere lo shoegaze con le istanze in stile New Order. Una delizia per orecchie e cuore.

Alison Garner, Michael Savage e Guy Rhys Davies vengono da Bristol e sono dal 2007 una solida realtà della scena shoegaze britannica ispirata dai My Bloody Valentine e dai citati Slowdive. Già dal primo omonimo album prendono una strada melodica che li avvicina più ai secondi anche se le caratteristiche sono quelle: strati di chitarre effettate, voce sussurrata e coperta dagli altri suoni, tastiere liquide. "Lights" del 2013 conferma la strada intrapresa e permette loro di ricevere consensi dalla critica e da musicisti affini. Negli anni successivi infatti calcano diversi palchi con band come Telescopes e Alcest.
Un nuovo album arriva solo all'inizio del 2024, a conferma che la nuova ondata dream-pop sta ridefinendo i confini del rock alternativo internazionale. In questo spazio i Fauns definiscono il loro tratto estetico perché sono unici nell'unire suoni sognanti a ritmi dance e a un gusto elettronico personale. Basta ascoltare l'iniziale "Mixtape Days": tappeto di tastiere su cui si appoggia un beat in 4/4 e un melanconico arpeggio di chitarra, prima che il sussurro della voce di Alison prenda il suo spazio. Completano il solluchero un giro di basso potente e svolazzi di synth che mandano in estasi.

"Shake Your Hair" è ancora più anni 80: batteria elettronica e basso pulsante, chitarre a tracciare traiettorie che si intersecano alla voce che, fragile, si fa strada tra i suoni. Un brano oscuro e ballabile che incanta subito. Da "How Lost" in poi le caratteristiche dream-pop della band tornano in evidenza: questa è una canzone lenta in cui le chitarre fanno tutto e la voce accarezza come nelle più dolci canzoni degli Slowdive. Melodia a quintali, malinconia, suoni morbidi. Si va avanti così, tra una "Afterburner" basata sulle alchimie ritmiche e l'elettronica e una danza alternativa suggerita da "Dark Discotheque", altro brano trascinante dell'album, che tradisce una propensione della band per la musica ballabile.
E poi arriva il colpo di scena. Una versione di "Doot Doot" dei Freur, uno dei miei brani preferiti degli anni 80. I Fauns rievocano la magia di quel brano alla loro maniera, rendendolo più vicino alle loro sonorità. In realtà l'interpretazione non si discosta molto dall'originale, quello che manca è la voce aliena che dava ai Freur l'alone di mistero e alla canzone un'atmosfera extraterrestre. La voce di Alison fa scendere il brano sulla Terra, ma l'omaggio è sentito e l'iniziativa meritoria.

"How Lost" è un album da gustare scoprendo nuovi suoni ascolto dopo ascolto. Chiudendo gli occhi, immaginando di essere nel posto più lontano possibile e sperando che la musica possa lenire piccole sofferenze e, alla fine, strappare un sorriso compiaciuto.

Tracklist

  1. Mixtape Days
  2. Shake Your Hair
  3. How Lost
  4. Afterburner
  5. Doot Doot
  6. Clear
  7. Modified
  8. Dark Discotheque
  9. Spacewreck

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