Lucy Dacus - Forever Is A Feeling

2025 (Geffen)
alt-pop, songwriter
Il quarto album di Lucy Dacus ha fatto seguito all’annuncio della momentanea sospensione dell’attività dei Boygenius, il fortunato progetto che l'artista americana condivide con Phoebe Bridges e Julien Baker, un trio premiato su entrambi i fronti critici: tre Grammy Awards e un Brit Awards.
Comprensibile dunque l’attesa per il nuovo disco di Lucy, che ha presto conquistato il primo posto nella classifica folk statunitense, sollevando però anche qualche perplessità tra i fan.

Mentre in “Home Video” Dacus raccontava la propria infanzia trascorsa nella terra natia, la Virginia, per “Forever Is A Feeling” si concentra sul rapporto sentimentale con la compagna e collega Julien Baker. Come da prassi, i dischi che parlano di relazioni e turbamenti emotivi possiedono un particolare appeal: anche Bruce Springsteen ne fu artefice con il fortunato ma controverso “Tunnel Of Love”. Si tratta di album che prediligono una narrazione introspettiva e malinconica, ma per Lucy è anche l’opportunità per esplorare dialettiche relazionali più complesse.

“Forever Is A Feeling” non è l’opera più frizzante e innovativa della cantautrice americana, ma è senza dubbio il punto di riferimento per un’evoluzione da artista indie a potenziale star delle classifiche. La sobrietà delle composizioni va di pari passo con i prevedibili slanci creativi che servono a stemperare l’atmosfera a volte delicata, ma è proprio nelle tracce più flebili - come il tratteggio acustico di “For Keeps” e “Limerence” e il duetto senza vinti e vincitori di “Bullseye” con un po’ algido Hozier a far da contraltare vocale ed emotivo - che emerge la qualità empatica dei testi.
In questo alternarsi di disinvolti uptempo e tenerezze armoniche, fanno bella mostra di sé intuizioni chamber-folk nutrite da intrecci d’archi e pulsioni sessuali lussuriose e malsane (“Ankles”), ma anche canzoni più solide e musicalmente rifinite, che ostentano un sapiente romanticismo e un’altrettanto colta scrittura (“Big Deal” e la title track).

“Forever Is A Feeling” forse non è il miglior album di Lucy Dacus, ma per molti potrebbe esserlo. Nonostante il tono più conciliante, il quarto lavoro della cantautrice non è mai incline alla mediocrità; anche le canzoni più introverse (“Modigliani”) e la conclusiva “Lost Time” (che regala una coda strumentale potente e graffiante), hanno una loro ben precisa identità. Anche la scelta di porre in primo piano la voce è frutto di una visione creativa ben definita: le parole questa volta sono importanti e spetta alla loro verve poetica definire le a volte imberbi melodie (“Talk”, “Best Keeps”), tessendo il necessario collante per tenere insieme un album dai toni più placidi.
Nel frattempo, una versione denominata "The Archives", disponibile dal 10 ottobre, offre altre sette tracce, tra le quali alcune versioni demo ancora più spoglie e accorate e una toccante versione di “Time In A Bottle” di Jim Croce.
"Forever Is A Feeling” è per Lucy Dacus il primo tassello di un nuovo corso artistico, una svolta che potrebbe offrire in futuro qualche interessante sorpresa.




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