Lucy Dacus

Lucy Dacus

Rileggendo il passato

intervista di Daniel Moor

In occasione della pubblicazione del suo ultimo disco in studio, "Home Video", incontriamo per una piacevole chiacchierata su Zoom la cantautrice statunitense. Abbiamo parlato delle nuove canzoni e di libri e letture che hanno formato la giovane musicista. E, nonostante la discussione vertesse principalmente sul tema del passato, Lucy ci ha fatto capire che guarda sempre al futuro e ci ha svelato alcuni dettagli relativi al suo imminente tour mondiale...

Ciao Lucy, come stai? Iniziamo questa intervista parlando del titolo del tuo nuovo disco. Perché hai scelto “Home Video”? Cosa significa per te?
Mio padre ha girato centinaia di ore di videoregistrazioni quando stavo crescendo. Le ho guardate per tutta una vita e penso che abbiano davvero formato il modo in cui sono solita ricordare le cose. Se nella mia vita succede qualcosa che voglio assolutamente ricordare, devo in qualche modo documentarlo per poterlo davvero ricordare. Ho tutti questi diari, scatto a volte delle fotografie, frequentavo una scuola di cinema pensando che avrei poi girato dei film e ora scrivo canzoni. Sento che tutto quello che faccio è collegato a questi suoi impulsi di catturare tutto. Quindi, sì, ho pensato che scrivere questo disco, in cui provo a cogliere e trattenere tutti questi momenti della mia vita, fosse una sorta di continuazione dei suoi sforzi.

In “Home Video” canti dei tuoi anni adolescenziali. Partendo dal primo verso del disco – “Being back here makes me hot in the face” – sembra che tu sia tornata alle tue origini, sia temporalmente che fisicamente. Sentivi la necessità di ripartire dal passato per poter andare avanti?
Sì, penso di sì. È anche uno dei motivi per cui me ne sono andata da Richmond, dove sono cresciuta. Penso stessi iniziando a confondermi con Richmond stessa. Era come se non sapessi più dove terminassi io e dove cominciasse la città. Non sembrava che il passato fosse semplicemente il passato. Sentivo di star come rivivendo la mia vita più e più volte. Quindi, sì, penso che registrare questo disco fosse una parte di uno sforzo per fare sì che il passato fosse solo il passato.

Il tuo album precedente si intitola “Historian” e anche questo nuovo disco è incentrato sul passato. Anzi, trovo che si trovi in una specie di costante dialogo tra il passato e il presente. Perché il passato è una tematica così importante nella tua musica?
Il passato è una selezione. È tutta una revisione che stiamo facendo nel presente. Ce n’è così tanto che non puoi tenerlo tutto con te. Non si può ricordarlo tutto. Bisogna scegliere quali lezioni valga davvero la pena preservare per poter costruire il futuro. Senza il passato come potremmo imparare qualcosa? Uhm, forse in realtà non abbiamo davvero imparato qualcosa, visto che continuiamo a fare sempre gli stessi errori. Però, a livello personale, se posso ricordarmi quando mi sono sentita bene, cercherò di seguire quello nella mia vita. E se riesco a ricordarmi quando mi sono sentita ferita, proverò invece a stare lontano dal tipo di persona che mi fa stare male.

Prima hai menzionato i tuoi diari. Ne tieni ancora uno con così tanta costanza?
Non più come una volta. Prima ero solita scrivere qualcosa nel mio diario ogni giorno. Ora lo faccio una volta a settimana, o forse una volta ogni due. Ma non posso smettere. Ho come la sensazione che devo farlo per poter essere in grado di avere la consapevolezza che le cose di cui scrivo sono capitate per davvero.

Hai qualche nuovo pensiero ricorrente che ti senti di condividere oggi con noi?
Mi sono ritrovata a pensare alle persone che hanno scritto gli inni sacri. Non ricordiamo i loro nomi, ma ricordiamo le loro canzoni. E questa è una cosa davvero meravigliosa: essere in grado di scrivere una canzone che ti sopravvive. Non so se questo succederà anche con le mie, ma sarebbe così bello se anche una di esse potesse esistere senza di me e le persone potessero non curarsi più di chi l’abbia scritta perché la canzone avrebbe in pratica una sua propria vita.

L’amore, sia inteso come passione erotica sia come profonda amicizia, è un altro tema centrale in “Home Video”. Eri partita con l’intenzione di scrivere un album riguardante le tue relazioni adolescenziali o è stato quasi un caso che ogni canzone trattasse questo tema da una prospettiva differente?
È stato un caso, ma mi piace che tu abbia sottolineato questo aspetto. Di recente riflettevo sul fatto che non ho mai scritto una canzone d’amore. Ho scritto una breakup song, ho scritto canzoni sull’amare i miei amici e la mia famiglia o sul cercare di amare me stessa, ma ho la sensazione di non aver scritto ancora così tante vere canzoni d’amore. Ma penso che tu abbia ragione: quasi ogni canzone in questo disco è una love song, se ci pensi. Sì, non ho cercato di scrivere delle mie relazioni adolescenziali. Immagino fosse semplicemente quello che stavo elaborando in quei momenti.

Ai musicisti viene di solito chiesto quali influenze musicali abbiano, ma, nel tuo caso, non posso fare a meno di pensare a quali opere di poesia o narrativa potrebbero aver influenzato la tua scrittura. Ci sono letture che sono state in qualche modo molto formative o importanti per te?
Oh sì, leggo sempre tanto. Fammi pensare un attimo a una buona risposta… Uhm, sì, non so se è un po’ sopravvalutato per te, ma ti direi il ciclo de “L’amica geniale” di Elena Ferrante. Mi piace quella rappresentazione dell'amicizia femminile già all’inizio e poi attraverso le loro vite e mi piace anche come ci siano momenti molto intensi e complicati. Sentivo, mentre leggevo, che le amicizie e le amicizie femminili sono proprio così. Penso ci siano troppe cose nel nostro mondo che le fanno sembrare prive di profondità o “just happy”. Ma ho imparato molto da questi libri. Ehm, che altro? Sicuramente “The Fire Next Time” di James Baldwin è di grande importanza per me. James Baldwin in generale penso sia forse il più grande scrittore che sia mai vissuto.

Cosa hai letto invece mentre stavi scrivendo le canzoni di “Home Video”?
Beh, era un periodo di più di due anni, quindi ho letto molto. C’è ad esempio questo music writer e poeta Hanif Abdurraqib, non so se lo conosci. Vive in Ohio, a Columbus, e ha scritto alcuni libri di poesia e anche alcuni essays e libri di musica. Sono molto personali. C’è questo essay chiamato “Brief Notes On Staying” che parla di un suo amico che si è tolto la vita… Ha davvero influenzato la mia canzone “Please Stay”. Poi un altro libro: “A Little Life” di Hanya Yanagihara. C’è una frase nel suo libro che è di fatto l’ultimo verso contenuto nel mio album [“Nothing worse could happen now”].

Parliamo adesso del tuo futuro! Sei felice e ti senti pronta per andare nuovamente in tour?
Oh sì, sono così eccitata dall’idea! Non vedo davvero l’ora e poi ci sono tutti questi show già sold out. Penso saranno i miei concerti più catartici di sempre. E poi adoro la mia band e sarò così emozionata tutto il tempo… Penso piangerò un sacco, ma non vedo proprio l’ora.

E hai un lungo tour davanti a te…
Sì, con molte, molte date!

Suonerai delle canzoni nuove?
Mi piace suonare nei miei concerti una canzone che non è ancora stata rilasciata perché credo renda la serata speciale per le persone presenti. Quindi, sì, non ho ancora scelto quale, ma ne ho un sacco ora.

Per un paio di serate a Richmond condividerai il palco con la tua amica Julien Baker. State pianificando qualcosa di speciale insieme sul palco?
Avrei una canzone che parla proprio di Richmond e sarebbe un buon momento per suonarla!

Hai scritto il tuo nuovo album quasi due anni fa in un mondo completamente diverso. Pensi che queste canzoni abbiano adesso in qualche modo acquistato dei nuovi significati?
Penso che in realtà la risposta sia no, visto che queste canzoni parlano del passato. Non riguardavano neppure il presente mentre le stavo scrivendo. È quasi come se rimanessero ferme, bloccate, e questo è un po’ un loro lato misterioso. Le ho scritte prima che George Floyd venisse assassinato, prima del lockdown e prima di tutte queste catastrofi che il mondo ha dovuto affrontare da allora. Adesso loro sembrano essere rimaste immutate, così come il passato. Poi, come avremmo potuto immaginare cosa sarebbe successo? Le ho tenute nel cassetto per così tanto tempo, ma ora fanno parte del mio passato. Sì, lo so, sono appena uscite, ma per me è come se rientrassero nel mio passato.

Quindi non vedi l’ora di fare nuove cose?
Sì! Sono fiera del disco e sono felice sia uscito. Non mi sembra vecchio e io comunque non sono stufa. Sono orgogliosa delle canzoni, però, sì, sto già pensando al prossimo passo!

Grazie mille per il tuo tempo e per la tua musica. Continua così!
Grazie a te! Take care!

Discografia
 

No Burden (EggHunt / Matador, 2016)

Historian (Matador, 2018)

 

2019 (Ep, Matador, 2019)

Home Video (Matador, 2021)

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 "I Don't Wanna Be Funny Anymore"
(da No Burden, 2016)
 "Addictions"
(da Historian, 2018)
 "Hot & Heavy
(da Home Video, 2021)
 "VBS"
(da Home Video, 2021)
 "Going Going Gone"
(live session, 2021)
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