Julien Baker

Little Oblivions

2021 (Matador) | songwriter, indie-rock

You say it's not so cut and dry, it isn't black and white
What if it's all black, baby - all the time?

Con questo terrificante e doloroso dubbio esistenziale si chiude "Hardline", la prima canzone del terzo disco solista di Julien Baker. Fin dal fragile e scheletrico debutto, carico di un'esplosiva urgenza confessionale, la musicista statunitense è sempre stata una di quella cantrici capaci di porre con una semplicità disarmante tutta una serie di interrogativi in grado di svelare gli infiniti baratri dei misteri dell'esistenza e del subconscio. Ora, dopo svariate importanti collaborazioni musicali, tra cui la spettacolare prova di forze congiunte con le amiche Phoebe Bridgers e Lucy Dacus, e un 2019 particolarmente difficile, Julien riprende il suo percorso artistico proprio da dove lo aveva interrotto. "Little Oblivions" è infatti un nuovo imponente e intenso macigno emotivo dove la ricerca introspettiva si intreccia con onestà intellettuale ai temi della dipendenza e dell'abuso di sostanze, della salute mentale e dei comportamenti autodistruttivi.

La nuova opera della cantautrice si riallaccia con naturalezza alla sua precedente produzione artistica, ma era impensabile che le esperienze vissute negli ultimi anni dalla giovane donna non potessero portare con sé delle consistenti novità stilistiche. Fin dal primo singolo, "Faith Healer", pubblicato lo scorso autunno, ci si era infatti accorti della nuova dimensione sonora in cui Julien aveva voluto inserire le sue composizioni più recenti: agli arpeggi tintinnanti e circolari della sua Fender, che costituiscono l'impalcatura portante del brano, si aggiungono progressivamente le altre trame chitarristiche, le stratificazioni di tastiere e la batteria. È un sound potente, ricco e strabordante quello cercato e realizzato da Baker in "Little Oblivions". Senza perdere la delicatezza tipica delle sue canzoni, la musicista riesce a innalzare in certi frangenti un muro del suono impressionante, che si gonfia e si estende verso alture smisurate, quasi a voler toccare il cielo (si ascoltino ad esempio l'iniziale "Hardline" o "Ringside").

Sul piano testuale la principale novità consiste in una maggiore fisicità e corporeità nelle descrizioni, che trovano naturale raccordo con la pienezza degli arrangiamenti. Dove serpeggiano le ansie e i pensieri ossessivi, rappresentati nella loro opprimente circolarità, dove si delinea la faticosa lotta con le dipendenze, dove trovano vigore i comportamenti autodistruttivi e autolesionisti, si manifestano corporalmente anche le cicatrici dell'anima. Sangue e fisicità si ritrovano ad esempio esplicitati nella disperata confessione iniziale di "Ringside" - "Beat myself until I'm bloody" - poi musicalmente contornata da martellanti chitarre elettriche. Ma i riferimenti al corpo, disseminati nelle trame liriche del disco, sono in realtà innumerevoli: l'ansia che si manifesta ripetutamente in gola, l'immagine delle mani insanguinate, le cicatrici incise come sui versanti di un canyon in "Heatwave", la rappresentazione grumosa e sanguigna dell'amore in "Bloodshot".

I vortici autodistruttivi vengono talvolta esasperati in attitudini suicidali. Le parole con cui si apre "Ringside" vengono estremizzate nel brano successivo, "Favor": "Who put me in your way to find/ and what right had you not to let me die". In "Bloodshot" appare altrettanto spaventosa la combinazione tra l'assunzione di pillole e una travolgente solitudine interiore che conduce a una pericolosa accettazione: nessuno può salvarci da noi stessi. Ma la conclusione di "Heatwave", forse l'apice poetico e musicale del disco, ribalta dall'interno l'archetipo del pensiero suicidale.
I was on a long spiral down
but before I make it to the ground,
I'll wrap Orion's belt around my neck and kick the chair out.

Con questi versi di forte pregnanza lirica e devastante carica emotiva, il gesto estremo e titanico di un suicidio dalle dimensioni stellari non si concretizza nella fine fisica di un'esistenza, ma ne caratterizza un nuovo inizio. In seguito all'improvvisa rivelazione epifanica dell'estrema fragilità della vita verificatasi nelle due strofe precedenti, l'impiccamento si dimostra essere solo figurato e svolge una funzione prettamente catartica: con la rilucenza della Cintura di Orione si stringono i propri travagli interiori, le proprie ansie e ciò che appesantisce e rende difficoltosa l'esistenza terrena e si spalancano così i portali della speranza. Una speranza che si cela del resto anche nelle strofe sincere e viscerali delle composizioni che aprono il lato B del disco, in cui il tema della violenza fisica e psicologica esonda inaspettatamente in quello della pietà. In un ideale trittico, costituito da "Favor", "Ringside" e "Song In E", Julien riflette sulla compassione che le persone mostrano e si scambiano tra di loro, anche quando essa non è direttamente richiesta o apparentemente meritata.

In tutto l'album si respira un senso di profondità e grandiosità dai toni quasi epici e per certi versi paragonabili all'ultimo trionfo realizzato dall'amica Phoebe Bridgers. Nonostante la ricchezza sonora delle canzoni, la musica della Baker continua però ad essere in prima istanza un canto liberatorio e sofferto. "Little Oblivions" costituisce così un ardimentoso passo in avanti per la cantautrice statunitense, la quale, pur sperimentando nuovi percorsi sonori, riesce a mantenere intatta la purezza e la grazia che caratterizzano quello che si sta lentamente delineando come uno dei più interessanti canzonieri del dolore dell'anima, sempre teso in un'inquieta esplorazione interiore che non ha paura di porgersi anche le domande più conturbanti. E, perciò, proprio come si chiudeva il brano iniziale, anche i rintocchi sacrali di "Ziptie", dopo aver constatato la miseria della condizione umana, si accomiatano da ascoltatrici e ascoltatori con un ulteriore grande quesito dalla valenza spirituale:
Good God, when're you gonna call it off
climb down off the cross
and change your mind?

(01/03/2021)

  • Tracklist
  1. Hardline
  2. Heatwave
  3. Faith Healer
  4. Relative Fiction
  5. Crying Wolf
  6. Bloodshot
  7. Ringside
  8. Favor
  9. Song In E
  10. Repeat
  11. Highlight Reel
  12. Ziptie




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