Riconoscibile molto presto come prodotto europeo, per l’abito un po’ standard, per l’espressività un po’ smorta ma anche per l’esuberanza melodica, “Midnight Parade” è l’esordio di una coppia mista germano-olandese, formatasi all’accademia d’arte di Arnhem, in Olanda. Il disco è stato prodotto dai due a Utrecht e, nonostante lo scarso numero di componenti e di strumenti, dà subito l’impressione di un lavoro collettivo molto più ampio, a dimostrazione del lavoro e del tempo dedicato alla sua costruzione.
La zuccherosità delle linee melodiche e la scarsa “agilità” di alcune scelte di arrangiamento (per esempio, “Illuminate” dà quasi l’effetto di un campionamento), che si rifanno a schemi post-rock forse un po’ sghembi rispetto alla proposta di fondo, faranno storcere il naso ad alcuni ascoltatori, ma è la scrittura dei brani che emerge infine come vincitrice in questo primo lampo del 2019.
“Midnight Parade” è basato infatti su un
layering sonoro di grande semplicità (si potrebbe fare il paragone un po’ sminuente, a dire il vero, di un filtro Instagram), fatto di piccoli
lick e arpeggi di chitarra, ma anche di variazioni lampeggianti, sul quale si sviluppa un
songwriting molto emotivo, probabilmente più vicino al new soul di
San Fermin che al dream-pop vagamente suggerito qua e là - ad esempio, nel singolo “Where The Wild Things Are”, azzeccata citazione del celebre libro per bambini di Maurice Sendak, nel cui ritornello, quasi un naturale slancio vocale,
à-la Kate Bush, si sviluppa l’essenza della proposta de The Day.
Non mancano anche riferimenti più espliciti ai 90, come l’indie-rock slabbrato di “Exit Sign”, ma anche
uptempo new new wave come “We Killed Our Hearts”, in cui invece c’è un contributo più sostanziale degli arrangiamenti. La fascinazione della coppia per le band post-rock storiche (
Explosions In The Sky, principalmente) provoca anche alcune intersezioni molto fruttuose con il loro
songwriting, come nella trascinante progressione di “Berlin”.
Certamente un disco “dritto al punto” che i
Beach House, per dire, non hanno più probabilmente il coraggio di fare, e in questo sta la forza di band come The Day: il non doversi preoccupare troppo se il loro disco suonerà “sulla cresta dell’onda” in termini strettamente stilistici, puntando tutto sulla resa emotiva e sulla scrittura.