Dorthia Cottrell - Death Folk Country

2023 (Relapse)
dark-folk, songwriter

Quello di Dorthia Cottrell è un nome abbastanza familiare nel circuito doom metal, considerando che la cantante statunitense ha già realizzato quattro album con i quotati Windhand, una delle formazioni più interessanti sbucate fuori durante lo scorso decennio. Ma non è tutto, poiché la Cottrell, già da tempo, produce musica in solitaria con un progetto di matrice folk, dunque pregno di atmosfere legate alla sua terra d'origine (la Virginia, quella porta affacciata sull'Atlantico che guarda verso sud).

 

"Death Folk Country" è un disco senza dubbio diverso rispetto al suo predecessore (il debut omonimo, dall'approccio decisamente più arioso e bucolico, risale al 2015). Una sensazione che possiamo intuire fin dal (didascalico) titolo, tre parole ben incastonate su una copertina a tinte horror, capace di rievocare qualche rito vudù tra le pieghe nascoste della provincia americana. Sotto questo punto di vista, è palese l'influenza della corrente southern gothic, con rimandi più o meno espliciti ai lavori di Chelsea Wolfe o Emma Ruth Rundle.

Quelli del singolo "Family Annihilator" sono sette minuti a lume di candela dominati dal lamento funebre di una Cottrell mai così ispirata: l'organo accompagna in sottofondo, come un sacro tappeto sul quale camminano dei fantasmi, per una riconciliazione con la morte che ha il sapore di una vecchia canzone popolare.
Tuttavia, nei suoi brani, Dorthia ci parla anche del principio (ovvero la creazione, da lei intesa come la forma più distillata dell'amore). Ne scaturisce un viaggio introspettivo attraversato da una forte componente spirituale, tra episodi magnetici ("Harvester" ha i colori di un cielo stellato sopra i Monti Appalachi) e solenni passaggi a cavallo tra folk ("Black Canyon") e retaggi country ("Hell In My Water").

Sono pregne di fascino anche le ultime composizioni presenti nel lavoro: tra queste, spicca l'ottima "Take Up Serpents", un brano che risuona come una ninna nanna nel cuore della notte. Gli arrangiamenti, sempre molto curati, mettono in mostra le capacità compositive della Cottrell, già convincente nonché ammaliante dietro al microfono (questa peculiarità non la scopriamo adesso, complice la sua brillante carriera con i Windhand).

 

Per chiudere il cerchio, non poteva esserci titolo migliore di "Death Is The Reward For Love", il cui significato ci riporta dritti al percorso concettuale dell'album, un disco carico di neri presagi, a tratti lugubre, eppure così pieno di amore e di passione.

Tracklist

  1. Death Is The Punishment For Love
  2. Harvester
  3. Black Canyon
  4. Family Annihilator
  5. Effigy At The Gates Of Ur
  6. Midnight Boy
  7. Hell In My Water
  8. Take Up Serpents
  9. For Alicia
  10. Eat What I Kill
  11. Death Is The Reward For Love


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