Rebecca Black - Let Her Burn

2023 (Self-released)
alt-pop, dance-pop, electropop
Dodici anni fa un video con protagonista una ragazzina tredicenne, tale Rebecca Black, prodotto da una compagnia in cerca di fortuna e giovani talenti, la Ark Music Factory, viene caricato su YouTube. Inizialmente le reazioni non arrivano, tanto che nel primo mese le visualizzazioni a stento sorpassano il migliaio. Ma i meccanismi della Rete agiscono al solito in maniera perversa, e ci è voluto pochissimo affinché il clip di "Friday" diventasse in breve il fenomeno virale del momento. Le reazioni sono state delle più scomposte: titoloni cubitali su come fosse il brano peggiore di sempre, meme tra il bizzarro e surreale, parodie oltremodo fuori luogo per quello che a conti fatti era un pezzo sì brutto e prodotto male, affidato però a una ragazzina neanche liceale, che in fondo voleva semplicemente divertirsi.
Si stenterebbe insomma a riconoscere la stessa persona nella Rebecca Black che oggi, a venticinque anni e con una maturità/consapevolezza ovviamente diverse, pubblica il suo primo album. Fieramente indipendente, e con un orecchio affinato alla luce di un bagaglio di uscite ed esperienze, l'autrice e interprete si ripresenta con "Let Her Burn" in una veste totalmente sua, scrivendo di un passaggio all'età adulta tutt'altro che lineare.

Non che l'album sia arrivato dopo dodici anni di silenzio: nel mentre la ragazza ha cominciato a scrivere, ha migliorato passo passo la propria vocalità, ha trovato un suo senso dell'interpretazione, si è inserita nel circuito hyperpop che conta, collaborando con gente come Dorian Electra e i 100 gecs. Questo, assieme a una vita che l'ha portata presto a confrontarsi con la depressione e a riflettere sul rapporto tra pubblico e privato, confluisce in una decina di brani che mescolano un vissuto molto articolato e lo rielaborano in mezz'ora di pop colorato, composito, effervescente e soprattutto pieno di melodie ben congegnate.
Non reinventa la ruota? Senz'altro, ma in uno scenario popolare che ormai guarda più al meme che alla forza interna della musica, questo finisce col rappresentare un punto di rilievo.

Già dai singoli era comunque chiaro il raggiungimento di una maturità trovata col tempo, agguantata dopo molteplici tentativi: ipnotica, quasi trance nel suo battito house notturno e deformato, "Crumbs" è la presentazione di una Rebecca Black completamente trasformata, capace di farsi materia oscura, perturbante, pienamente in controllo dei propri desideri. Se "Look At You" è il pezzo pop-rock senza fronzoli, giocato però sulle spire di un arrangiamento che si arricchisce a ogni strofa, "Sick To My Stomach" è il momento vintage armato di lustrini e singhiozzi, la sofferta accettazione di un rapporto concluso che il tocco freestyle dei synth porta dalle parti del migliore Dev Hynes.

E non finisce certo qui. Black è sempre centrale nei suoi brani, anche quando la piega parrebbe quasi stritolarla; non credo che nessuno avrebbe mai ipotizzato una parentesi industrial-rock, ed eccola invece in "What Am I Gonna Do With You", quasi a perfezionare la declinazione del genere recentemente esplorata da Halsey. E anche nei rari passaggi puramente hyper non vi è traccia di calligrafia, anzi, un episodio come "Doe Eyed" dimostra come ci sia tutta la competenza per inserirsi nell'alveo scavato da Hannah Diamond e A.G. Cook, con una chiarezza di intenti e un uso della produzione che a momenti quasi la avvicina alle recenti esplorazioni di Shygirl. Quando poi "Performer" chiude l'album con la testimonianza di una maschera che ha smesso di funzionare ("Multiple versions/ of the same person/ all of them hurting/ don't think the performance is working"), infiltrandosi in un alveo sonoro che dai synth di stampo pc-music vira a più pensose chitarre alt-pop, si intuisce immediatamente come la Taylor Swift di "Midnights" abbia sprecato totalmente l'occasione.

Rifinita, ridefinita, Rebecca Black sta scrivendo un percorso pop pieno di tutta la necessaria competenza e di tutta l'opportuna attitudine per lasciare il segno. Arriverà a toccare il mainstream senza essere parte di un grosso orrido meme collettivo? Chi può dirlo? Quello che è certo è che la caparbietà di andare avanti malgrado tutto e tornare con i propri termini le fanno soltanto onore. Briciole? Sul tavolo ben poche.

Tracklist

  1. Erase You
  2. Destroy Me
  3. Misery Loves Company
  4. Crumbs
  5. Doe Eyed
  6. Sick To My Stomach
  7. What Am I Gonna Do With You
  8. Cry Hard Enough
  9. Look At You
  10. Performer






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