Personaggio eccentrico e ingegnoso, Stephen Nance è un artista non-binario attualmente legato sentimentalmente al compagno Adam, con il quale vive a New York in compagnia di due pappagalli (Georgie e Fred).
Il musicista americano è salito agli onori della cronaca nel 2021 con il brano “A Minor Day”, due milioni di ascolti su Spotify, un successo che ha replicato più volte fino all’enorme riscontro del nuovo singolo, “November” (ben dieci milioni), che ha elevato la media mensile a oltre trecentotrentamila ascoltatori.
Per quanto sia poco abbagliato dalle cifre di Spotify, questa volta ho salutato il successo del cantautore americano con compiacimento, memore di un lontano e dimenticato esordio sotto proprio nome (“A Troubled Piece Of Fruit”, 2012), che in parte anticipava l’originale folk-pop dai tratti orchestrali e teatrali del nuovo album pubblicato come Sparkbird.
Con “Head Like A Nest” il musicista americano concilia le estrose e peculiari qualità artistiche con la passione per il
birdwatching, lo stile narrativo è a metà strada tra
Sufjan Stevens e
Cosmo Sheldrake, le canzoni sono tanti potenziali
hit-single o
fantasiosi folk-pop che si prestano come colonna sonora di video di
cosplay.
In questa capacità d’intercettare le nuove generazioni con un progetto musicale ricco di inventiva, è racchiuso il senso di un disco come “Head Like A Nest”.
Abile compositore e arrangiatore, il musicista americano passa con disinvoltura dalle leggiadre atmosfere
naif con piano, archi, flauto,
handclap, flicorno e campanelli di “Sparkbird” alle vertiginose e incalzanti sonorità di “November”, un avvincente intreccio di percussioni e archi che scivola su trame pianistiche degne del primo
Billy Joel.
“Head Like A Nest” più che un Lp è una favola, o meglio una festa di bizzarre soluzioni strumentali, tra suoni di giostre a tempo di valzer (“After The Ball”), articolate orchestrazioni barocche (“Arboretum”) e ballate per piano e voce intonate da un carillon (“Wooden”).
Ben dieci singoli hanno anticipato la pubblicazione dell’album: una scelta stravagante ma coerente con la natura puramente pop di “Head Like A Nest”. Ognuna delle tredici canzoni gode di personalità propria. Al passo delicato di “Sun Goes Dark” Sparkbird alterna infatti le festose trame percussive di “Envy”, con egual sagacia contrappone alle ariose e sontuose trame orchestrali di “Mayday!” le più oscure e colte sonorità neo-classicheggianti di “The Light That Comes Through”.
“Head Like A Nest” è un disco pop decisamente riuscito, ma anche un coraggioso manifesto ideologico di una realtà, quella
queer, che ancora crea discussioni e profonde divisioni nella cultura contemporanea. Per Sparkbird è tempo di uscire fuori dal ghetto e vivere con orgoglio e dignità la propria diversità.